A Široki Brijeg 66 frati vennero assassinati nel 1945. Avevano dai 19 agli 86 anni, ed avevano solo il desiderio di vivere il Vangelo.
La storia dei martiri cristiani è una delle pagine più toccanti e significative della tradizione della Chiesa cattolica. Questi santi, che hanno sacrificato la propria vita per la fede, sono esempi di coraggio, dedizione e amore per Cristo.
Il Sacrificio dei Martiri di Široki Brijeg
Il sacrificio dei 66 frati francescani di Široki Brijeg, uccisi durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, rappresenta un simbolo di fedeltà incrollabile al Vangelo. Questi furono assassinati solo perché avevano il desiderio di vivere secondo gli insegnamenti di Cristo, e la loro morte segna un momento doloroso, ma anche un’eredità di speranza che continua a ispirare i cristiani di oggi.
La testimonianza di fra Ante Bekavac
Fra Ante Bekavac, testimone degli eventi tragici di Široki Brijeg, ha raccontato come i francescani furono perseguitati per la loro fede. Le atrocità commesse contro di loro erano spietate e, in molti casi, i religiosi venivano uccisi in modo brutale, come quando venivano lanciati ordigni nei rifugi dove si nascondevano e lasciati esplodere con le bombe. Tra le vittime vi era fra Andrija Topić, un giovane frate di soli 25 anni, ucciso davanti alla madre. Questo sacrificio non è solo una ferita che segna la comunità locale, ma è anche una tragedia che colpisce tutta la Chiesa universale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (2473) afferma che “il martirio è la testimonianza suprema della fede”, e questi frati ne sono esempi concreti.
L’eredità educativa dei frati
La memoria dei martiri è fondamentale non solo per onorare la loro testimonianza, ma anche per comprendere il vero significato della fede cristiana. Molti di loro erano impegnati nell’educazione dei giovani, preparando le future generazioni a vivere secondo i valori cristiani. La scuola di Široki Brijeg, dove questi frati avevano insegnato, ha formato generazioni di studenti. Il loro obiettivo non era solo l’istruzione intellettuale, ma la formazione di una coscienza cristiana. La “educazione cristiana ha lo scopo di formare la persona alla verità e alla carità” (CCC 2223). In un periodo di grande oscurità, questi frati cercavano di trasmettere la luce del Vangelo, e la loro morte non ha fatto che rafforzare il valore della loro missione.
Verso la beatificazione
Il sacrificio di questi frati ha aperto la strada al processo di beatificazione. Attualmente, con il sostegno del vescovo locale, mons. Petar Palić, questi frati sono stati dichiarati “Servi di Dio”, un passo importante verso la loro possibile canonizzazione. Questo riconoscimento non è solo un atto di onore verso di loro, ma un invito per tutti noi a riflettere sul valore del martirio e sull’importanza di testimoniare il Vangelo con coraggio.
La citazione “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano) si applica perfettamente a questi frati. Il loro sacrificio non è stato vano, ma ha seminato il seme della fede nelle generazioni successive. La loro vita è un richiamo per tutti i cristiani a vivere il Vangelo con coraggio e generosità, testimoniando la propria fede anche nei momenti più difficili. La loro morte, seppur tragica, è diventata la luce che continua a illuminare il cammino dei credenti.