Il 2 aprile 2005, alle 21:37, si spense una delle figure più emblematiche della storia contemporanea: Giovanni Paolo II.
Il suo ultimo respiro avvenne nell’appartamento papale, circondato da un clima di profonda preghiera e commozione. Il cardinale Leonardo Sandri, all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, era presente accanto a lui. Oggi, a vent’anni di distanza, Sandri ricorda ad Avvenire.it quei momenti con occhi lucidi, definendo Giovanni Paolo II un “gigante” della fede e un Papa di incredibile statura morale.
Ultimi momenti e la reazione del mondo
Nella stanza, il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Joseph Ratzinger, e il segretario di Stato, Angelo Sodano, si trovavano al fianco di Giovanni Paolo II. Mentre l’elettrocardiogramma segnava gli ultimi battiti, una delle suore in preghiera ai piedi del letto leggeva i Salmi, un gesto che rappresentò la sintesi della vita del Papa: un uomo che ha dedicato la sua esistenza alla Parola di Dio. Giovanni Paolo II morì ascoltando la stessa Parola che aveva annunziato in tutto il mondo.
Dopo la sua morte, Sandri si precipitò in piazza San Pietro per annunciare la triste notizia a una folla devota che attendeva in preghiera. Nonostante la commozione, le parole uscirono spontanee: “Il nostro amatissimo padre, il Papa Giovanni Paolo II, è tornato alla casa del Padre”. Questo annuncio segnò l’inizio di un momento di profonda tristezza e venerazione, con migliaia di persone in lacrime, unite nel ricordo di un leader spirituale che aveva toccato le vite di milioni.
La forza comunicativa di Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II, il primo Papa polacco nella storia, era conosciuto per la sua capacità di comunicare anche nei momenti difficili, nonostante le sfide fisiche e le limitazioni della malattia. Sandri ricorda come il Papa continuasse a esprimere il suo spirito vivace attraverso gesti e sguardi, mantenendo intatta la sua ironia e saggezza. Un episodio emblematico fu il suo commento sull’attentato subito nel 1981, dimostrando un’abilità unica di trasformare il dolore in speranza e insegnamento.

Eredità e impatto duraturo
Negli ultimi anni del suo pontificato, Giovanni Paolo II compì viaggi significativi che rappresentarono il suo impegno per la pace e la giustizia. La canonizzazione di Juan Diego in Messico nel 2002, ad esempio, non fu solo un evento religioso, ma un riconoscimento della dignità dei popoli indigeni. La sua visita a Cracovia nel 2003, per l’inaugurazione del santuario della Divina Misericordia, richiamò milioni di persone, testimoniando il suo legame profondo con la fede polacca e il suo messaggio universale di misericordia.
La sua eredità vive ancora oggi, non solo per la dignità con cui ha affrontato la sofferenza, ma anche per la sua instancabile lotta per la libertà e la giustizia. Giovanni Paolo II ha saputo unire la Chiesa e il mondo, incoraggiando un dialogo aperto tra culture e fedi diverse. La sua visione del ruolo delle donne nella Chiesa, espressa in documenti come la Mulieris dignitatem, ha rappresentato un passo avanti verso il riconoscimento della dignità femminile, anche se non privo di controversie.
L’eco della sua santità si è fatta sentire anche nel momento della sua canonizzazione, avvenuta in tempi record. La voce del popolo, che chiese “Santo subito”, fu una testimonianza di quanto Giovanni Paolo II fosse amato e rispettato. La sua vita e il suo ministero continuano a ispirare giovani e adulti, insegnando che la vera grandezza si misura nella capacità di affrontare le sfide con fede e determinazione, una lezione che rimane attuale in un mondo sempre più complesso e in cerca di spiritualità.