Associazione Medjugorje Torino

Racconto di Tina

PELLEGRINAGGIO A MEDJUGORJE: sferzata di vita spirituale e carezza al nostro bisogno di certezze e di pace.

Il partecipare ad un pellegrinaggio è sempre un cammino di fede a cui ci si prepara con consapevolezza con un misto di attesa e di gioia. Avendo nel cuore speranze, necessità, sogni, aridità di fede, problemi di salute, di relazione, esistenziali.

 

La prima tappa importante è stata a Loreto per un incontro speciale con la casa di Nazareth e con la Madonna Nera. Un incontro fatto di dono, di dolcezza e di grande sacralità. Solo il silenzio è degno di regnare in quel luogo santo, intriso di preghiera, di canti, di invocazioni, di Eucaristia.

Poi Medjugorje. Un nome che è diventato sinonimo di terra benedetta. Terra di Maria, Regina della Pace. Terra estremamente pietrosa, affascinante, essenziale e ricca di mistero. Ed è proprio il mistero che tenti di capire che ti dà percezioni incredibili, che non riesci ad esprimere a parole. E mentre percorri i tanti chilometri che ti separano alla meta, “Ave, ave Maria” ripeti dentro l’anima come un canto intonato sottovoce che termina invece come una liberante esplosione di certezza, di pacificazione, di assoluta quiete. Non ti meravigli più, una volta giunto a Medjugorje, di poter restare per ore in preghiera in una chiesa disadorna, superaffollata, con un altare magnifico, ricco di celebranti che sono l’immagine del sacro, anzi della sacralità della vita, del mistero, del divino. Durante la liturgia, nel silenzio totale, odi il singhiozzo di uno struggente violino che è l’esternazione più vera di ogni singolo pellegrino che grida a Maria una preghiera speciale, tutta sua, che si snoda sulle note melodiose di un’invocazione corale, profonda, umana. Il “Padre nostro” qui acquista il suo vero significato e tu ti senti fratello della gente che ti sta accanto, perché ha i tuoi stessi problemi, il tuo stesso desiderio di pace interiore.

A Medjugorje tutto è speciale: la folla di varie nazioni, la semplicità delle case e degli alberghi, la mancanza di musica nei negozi e per le strade, l’utilizzo degli spazi all’aperto, la mancanza di nomi nelle vie, gli abitanti del luogo silenziosi, attivi e… religiosi. E tu fai parte di un gruppo prima sconosciuto, poi familiare, caro, indispensabile, attento…

L’ascesa al monte dell’apparizione e al monte della Croce fanno parte dei riti sacri di Medjugorje. Qui calpesti quelle dure e incredibili pietre che Maria stessa ha santificato con la sua presenza e non puoi restare indifferente. Qui respiri il mistero, lo senti rimbalzare nell’aria, ti pervade e ti carica di gioia. Un’eco risuona nell’aria “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo…” e si disperde lontano dando vita ad un nuovo silenzio di attesa e di preghiera.

Alcune comunità sociali hanno preso forma in questa terra povera, ma benedetta e sono di un’utilità incommensurabile: “Il Cenacolo” di suor Elvira per i giovani in cerca di redenzione e “La famiglia ferita” per i bimbi orfani. In queste dure realtà spiccano come gemme preziose l’impegno e lo sforzo generoso di persone che dedicano la loro vita per rendere più sopportabile quella degli esseri sfortunati, per regalare loro un futuro sereno nel nome di Maria e del Padre nostro.

Con ammirazione e con stupore scopri che la formula su cui si reggono queste comunità è unica: credere nella Provvidenza e, nonostante tutto, nella bontà dell’uomo.

Questo pellegrinaggio è stato veramente una sferzata di vita spirituale e una carezza al nostro bisogno di certezze e di pace. Con animo riconoscente dico grazie anche a chi ci ha guidato con saggezza ed affetto, in questo nostro peregrinare e dico un grazie vivissimo a tutti  i partecipanti, meravigliosi compagni di “avventura”.

                                                                                  Tina