XXXVI MEDITAZIONE DELLA PAROLA

I TESTI CHE SEGUONO PRENDONO LO SPUNTO DAI MESSAGGI PERVENUTI DA MEDJUGORJE A GENNAIO 2019. SCELTA IN ESSI UN'ESPRESSIONE CHIAVE CHE CI HA COLPITI, L'ABBIAMO ACCOSTATA, COME SEMPRE, AD ALCUNI BRANI BIBLICI IL CUI CONTENUTO CI PARE POSSA ESSERE AD ESSO COLLEGABILE.

L'ESPRESSIONE CHIAVE CHE QUESTA VOLTA ABBIAMO SCELTO E' "LUCE" (MIO FIGLIO HA PORTATO LA LUCE IN QUESTO MONDO). LA PAROLA "LUCE" FORNISCE MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE. ABBIAMO RIPORTATO COME COMMENTO UN ESTRATTO DA UN'OMELIA DI PAPA FRANCESCO.  

Messaggio del 2 gennaio 2019 (a Mirjana). Cari figli, purtroppo fra di voi, figli miei, c'è così tanta lotta, odio, interessi personali, egoismo. Figli miei, dimenticate così facilmente mio Figlio, le Sue parole, il suo amore! La fede si sta spegnendo in molte anime e molti cuori sono catturati dalle cose materiali di questo mondo. Il mio cuore materno sa però che ce ne sono ancora molti che credono, che amano, che cercano di avvicinarsi il più possibile a mio Figlio; che cercano mio Figlio instancabilmente e così cercano anche me. Sono gli umili ed i miti, che portano in silenzio i loro dolori e le loro sofferenze, con le loro speranze, ma soprattutto con la loro fede. Sono gli apostoli del mio amore. Figli miei, apostoli del mio amore, vi insegno che mio Figlio non chiede tanto preghiere incessanti quanto opere e fervore, chiede che crediate, che preghiate, che con la vostra preghiera personale cresciate nella fede, che cresciate nell'amore. Amatevi gli uni gli altri: questo è ciò che Lui chiede, è la via verso la vita eterna. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio ha portato la Luce in questo mondo, e l'ha donata a coloro che hanno desiderato vederla ed accoglierla. Siate voi quelle persone, perché quella è la Luce della verità, della pace e dell'amore. Io vi guido maternamente affinché adoriate mio Figlio, affinché amiate mio Figlio insieme a me; affinché i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre opere siano sempre rivolti verso mio Figlio; affinché siano diretti verso il Suo Nome. Allora il mio Cuore sarà colmo. Vi ringrazio!

Messaggio del 25 gennaio 2019 (a Marija). Cari figli! Oggi, come madre, vi invito alla conversione. Questo tempo è per voi, figlioli, il tempo del silenzio e della preghiera. Perciò, nel calore del vostro cuore cresca il chicco della speranza e della fede e voi, figlioli, di giorno in giorno sentirete il bisogno di pregare di più. La vostra vita diventerà ordinata e responsabile. Comprenderete, figlioli, di essere di passaggio qui sulla terra e sentirete il bisogno di essere più vicini a Dio e con l'amore darete testimonianza della vostra esperienza dell'incontro con Dio, che condividerete con gli altri. Io sono con voi e prego per voi ma non posso senza il vostro SI. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 

TESTI BIBLICI 

Dal libro del profeta Isaia (9, 1-6). Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce... Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia... Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva... perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio...

Dal Salmo 119 (105). Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1, 9-12).  Veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo, e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi e i suoi non l'hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio... 

Dal Vangelo secondo Giovanni (12, 35-36). Allora Gesù disse loro: "Ancora per poco tempo la luce è tra di voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce. 

 

LAMPADA PER I MIEI PASSI E' LA TUA PAROLA: Estratto dall'Udienza generale di Papa Francesco in P.zza San Pietro Mercoledì 31 gennaio 2018. Quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella parola,annunzia il Vangelo. Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio. E' Dio che, tramite la persona che legge, ci parla e interpella noi che ascoltiamo con fede. Lo Spirito "che ha parlato per mezzo dei profeti" e ha ispirato gli autori sacri, fa sì che "la parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi". Ma per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto per ricevere le parole nel cuore. Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato. E' molto importante ascoltare. Abbiamo bisogno di ascoltarlo! E' infatti una questione di vita, come ben ricorda l'incisiva espressione che "non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). In questo senso, parliamo della Liturgia della Parola come della "mensa" che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale. Sappiamo che la parola del Signore è un aiuto indispensabile per non smarrirci, come ben riconosce il Salmista che, rivolta al Signore, confessa: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 119, 105). Come potremmo affrontare il nostro pellegrinaggio terreno, con le sue fatiche e le sue prove, senza essere regolarmente nutriti e illuminati dalla Parola di Dio che risuona nella liturgia? Certo non basta udire con gli orecchi, senza accogliere nel cuore il seme della divina Parola, permettendole di portare frutto. Ricordiamoci della parabola del seminatore e dei diversi risultati a seconda dei diversi tipi di terreno (cfr Mc 4, 14-20). L'azione dello Spirito, che rende efficace la risposta, ha bisogno di cuori che si lascino lavorare e coltivare, in modo che quanto ascoltato a Messa passi nella vita quotidiana, secondo l'ammonimento dell'apostolo Giacomo: "Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi" (Gc 1, 22). La Parola di Dio fa un cammino dentro di noi. La ascoltiamo con le orecchie e passa al cuore; non rimane nelle orecchie, deve andare al cuore; e dal cuore passa alle mani, alle opere buone. Questo è il percorso che fa la Parola di Dio: dalle orecchie al cuore e alle mani.

IL POPOLO CHE CAMMINAVA NELLE TENEBRE VIDE UNA GRANDE LUCE. Estratto dall'Omelia di Natale 2013 del Cardinale Bagnasco. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce": quel popolo è l'umanità che cerca la via della serenità e della pace. Quel popolo siamo tutti noi che in questa notte di prodigio, abbiamo lasciato le nostre case e siamo venuti qui spinti dalla fede, o attratti da un fascino di mistero antico e mai spento. La nostra vita, infatti, senza la luce di Betlemme è un camminare nel buio, un seguire ombre senza volto, illusioni senza consistenza. E quanto più gli anni scorrono veloci, tanto più attorno a noi cade la maschera delle cose che ci mangiano il tempo e ci rubano l'anima, come vivessimo un presente senza futuro. Rincorriamo con affanno le situazioni, ci preoccupiamo per molte cose anche necessarie, ma facilmente trascuriamo le più importanti. Desideriamo la gioia e non di rado siamo insidiati da una malinconia inspiegabile perché cerchiamo la felicità nei beni di questo mondo. Abbiamo bisogno di luce che ci rischiari la strada, di luce che ci sveli il senso del tempo, il mistero della nostra origine: Perché sono sulla terra? Perché proprio io? Che ci sveli il significato degli anni e dei sacrifici: dove sto andando? Che cosa resterà di me? Delle mie fatiche? Gusterà il mio cuore la gioia vera che non perisce? Oppure l'uomo è condannato a cercare e non trovare, a illudersi, a rincorrere fantasmi di promesse non mantenute? E perché facciamo il male? Vogliamo tutti il bene ma non di rado siamo chiusi in noi stessi, non riusciamo ad aprirci al bene, agli altri. Perché amiamo tanto di essere amati eppure resistiamo all'amore? Cari amici, non sono forse queste le domande che rincorrono le nostre anime come ombre che ci seguono senza sosta? "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce"; ritornano le parole del Profeta. La Luce ci ha raggiunto e noi possiamo vederla. La luce ci è donata nelle notti della nostra esistenza. Dio sta sulla terra e la terra è già cielo; Dio è apparso nella carne di un Bimbo e la terra è diventata aurora. Dio è con noi, è venuto per portare la nostra vita insieme a noi perché ogni solitudine sia abitata dal suo amore. E' questo il Natale: Dio nasce a Betlemme. Questo Bambino ha acceso negli uomini la luce della bontà e ha dato la forza di resistere all'inganno delle apparenze, delle frivolezze, alla tirannia della vanità e del potere. 

Il nostro tempo si è lasciato sedurre dalla vanità, dalla cupidigia del denaro facile e del potere: potere e denaro vanno spesso insieme, e danno la sensazione di esistere, di essere importanti e forti, di contare nel mondo, di essere vivi! La crisi, che si prolunga e grava sempre più sulle spalle dei poveri e dei deboli, ha qui la sua vera radice. Le regole del mercato e della finanza si possono cambiare se si rivelano inadeguate, ma è il cuore dell'uomo, la sua coscienza, che formula le regole e le applica. E se il cuore è avido, non c'è legge che tenga: si andrà alla rovina. Per questo non dobbiamo aggiungere illusione a illusione, ma soprattutto menzogna a menzogna. Populismi e demagogie sono dannosi: parlare con luoghi comuni ad effetto è disonesto: si inganna il popolo, specie la povera gente che soffre l'indigenza, lo smarrimento, la paura del domani. Dobbiamo arrenderci alla luce di Betlemme, accoglierla grati  nei nostri cuori, lasciare che illumini i meandri dell'anima nostra, delle strutture e del Paese. Sì, anche le strutture e il Paese hanno un'anima: essa è fatta da quel tessuto, non materiale ma ben più decisivo di ogni macchinario, che è una coscienza formata e onesta, perché guidata dalla verità di Dio: Egli ci parla in Gesù, nel suo Vangelo, nei Santi, nella Chiesa. Tocca a noi farci pastori e seguire con umiltà quella luce che brilla nelle tenebre e riscalda la vita. Vogliamo essere anche noi un piccolo riflesso di quella luce? Esserlo per i nostri fratelli che hanno meno di noi e che neppure forse hanno il coraggio di chiedere? Se lo vogliamo veramente, preghiamo Gesù Bambino, fermiamoci davanti al presepe: allora non ci sentiremo spettatori di un incanto che fa vribrare il cuore ma non lascia il segno. Ci sentiremo dentro il presepe, attori vivi e partecipi di quella notte di luce.