Associazione Medjugorje Torino

l'amore rifiutato

Esaminando la Storia della Salvezza lungo tutto l’Antico e il Nuovo Testamento possiamo rilevare che essa è tutta percorsa da due filoni. Il primo è quello che ci presenta Dio che si rivolge agli uomini pieno di amore, cercando di guidarli lungo l’unica via che, sia pure attraverso mille difficoltà e mille prove, può portarli a raggiungere la serenità, la felicità già su questa terra.

Il secondo è quello che evidenzia l’indifferenza o la resistenza a questi richiami da parte degli uomini stessi. Dio è intervenuto nella storia dell’Umanità prima attraverso i Profeti che hanno caratterizzato tutta la storia di Israele. Poi incarnandosi nel suo Figlio Gesù; successivamente e ancora oggi attraverso l’insegnamento della Chiesa e nel medesimo tempo inviando sulla Terra la Madre del suo Figlio stesso. Quasi sempre questi interventi hanno incontrato l’indifferenza o la resistenza degli uomini nella loro grande maggioranza. I Profeti sono stati spesso perseguitati. Sappiamo come Gesù sia stato rifiutato proprio da chi, come i Farisei e i Dottori della Legge, avevano il compito di educare alla fede il popolo e questo è avvenuto perché si presentava in modo diverso da come essi se lo erano immaginato. Dio poi ha inviato e sta inviando la Madre del suo Figlio Gesù, in appoggio alla sua Chiesa in difficoltà per ammonire gli uomini affinchè si convertano al Vangelo.

Le apparizioni della Vergine Maria si sono moltiplicate negli ultimi due o tre secoli e assumono ormai il significato di una insistenza profetica per avvertire tutti noi che in assenza di una conversione radicale l’umanità precipiterà in una catastrofe. A Medjugorje, già nei primissimi giorni delle apparizioni, la Madonna ha detto ai veggenti: "Io sono venuta a dire al mondo che Dio esiste e che in Dio c’è la vita. Quelli che troveranno Dio, troveranno la pace, la felicità e la vita".  In questo modo ci ha dato un messaggio di speranza, ma nello stesso tempo ci ha avvertito che noi cerchiamo la pace, la felicità, la vita per strade dove non la troveremo mai, ed è in questo senso che ci ha ammonito che rischiamo la catastrofe.  Eppure anche questi avvertimenti della Madre di Dio sono rimasti e rimangono per lo più inascoltati non solo dai lontani, ma anche da persone che frequentano la Chiesa e perfino da alcuni sacerdoti che li ritengono superflui, nella convinzione che noi abbiamo già il Vecchio e il Nuovo Testamento e l’insegnamento della Chiesa, e di conseguenza li giudicano con una certa sufficienza. Invece la Chiesa, come ricordò l’allora cardinale Ratzinger in occasione della beatificazione dei due pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco Marto, il 13 Maggio 2000, ha sempre riconosciuto la possibilità di rivelazioni private alle quali non si è tenuti a dare un “assenso di fede” ma la cui giustificazione è quella di essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo oggi.

S. Paolo, raccomandava, nella prima lettera ai Tessalonicesi (5,21) “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le Profezie: esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” e Gesù stesso, nel Vangelo, invitava a riconoscere "i segni dei tempi" (Luca 12,56). Questa incapacità a riconoscere "i segni dei tempi" che fu propria dei farisei, si è ripetuta nel corso della storia e si ripete ancora oggi, in particolare in collegamento con le varie apparizioni della Vergine Maria. Nel caso specifico di Medjugorje l’indifferenza o la sufficienza nei confronti di questi appelli accorati della Madre di Dio affondano le loro radici in due diversi filoni.
Il primo è quello fatto proprio da chi afferma che la Chiesa non ha ancora riconosciuto quelle apparizioni. Queste persone dimostrano di non conoscere il criterio che la Chiesa segue nel giudicare questi avvenimenti. E’ il criterio della prudenza che suggerisce di non esprimersi sulla soprannaturalità delle apparizioni almeno fino a che queste non siano concluse. Ma questo, una volta accertato che niente in esse è in contrasto con la fede o con i costumi, non deve impedire da parte nostra l’attenzione alle raccomandazioni che dalle apparizioni stesse derivano. Esiste anche un silenzio–assenso della Chiesa medesima: se questa dopo più di trenta anni, e a differenza di quanto ha fatto in altri casi, non ha espresso un parere negativo, anzi ha autorizzato i pellegrinaggi privati, permettendo che forse quaranta o più milioni di persone si recassero a Medjugorje da ogni parte del mondo, noi non siamo più autorizzati in coscienza a disinteressarci a questi appelli. Se questi ci dicono che, senza un ritorno al Vangelo, quindi senza un cambiamento del modo di pensare e di vivere, l’umanità è avviata oggi al disastro, è oggi che dobbiamo seriamente considerare questi ammonimenti, non quando il disastro si sarà verificato. E’ un po’ come se il guardiano di una diga, avendo notato segni di cedimento nella struttura, non essendo riuscito a rintracciare il responsabile della Protezione Civile, prendesse l’iniziativa di cominciare ad avvertire i sindaci dei paesi a valle. Ma questi non fanno niente, perché non hanno ricevuto la segnalazione dall’autorità formalmente preposta. Nella notte la diga cede, muoiono migliaia di persone, ma i sindaci dal punto di vista burocratico sono a posto: nessuna segnalazione era arrivata in tempo dalla Protezione Civile. Ecco: questi sindaci oggi sono i cristiani che aspettano il riconoscimento ufficiale della Chiesa sulle apparizioni prima di prestare attenzione ai richiami a cambiare vita. E questi richiami ci devono costringere ad un esame di coscienza sincero sulla risposta che ciascuno di noi ha dato finora, nel corso della sua vita, al Vangelo, e per questo esame di coscienza non c’è bisogno di un riconoscimento formale dell’autenticità delle apparizioni stesse, riconoscimento la cui assenza può costituire un alibi, magari inconscio. Il secondo filone è quello seguito da chi afferma che i messaggi della Madonna, a Medjugorje, sono banali e che la Madonna stessa ripete sempre le stesse cose. Qui siamo di fronte alla deformazione mentale di chi è abituato ad ascoltare i telegiornali che ci riversano addosso fiumi di notizie. Ma i messaggi della Vergine Maria non sono un telegiornale. Non sono volti a darci delle notizie. Non vogliono presentarci una nuova dottrina ma intendono semplicemente spronarci a vivere secondo gli insegnamenti del Vangelo. Sono insegnamenti che noi forse conosciamo a livello intellettuale ma che non impregnano affatto il nostro modo di essere: anzi, la maggior parte di noi, dopo aver diligentemente svolto un certo numero di pratiche religiose, si sente spiritualmente arrivata e, nella quotidianità, di fronte alle sfide etiche del nostro tempo, spesso ragiona più o meno come i pagani. per quanto riguarda l’apparente banalità, sarebbe bene tenere presente che la Fanciulla di Nazaret non parla ai teologi ma si rivolge a tutti e parla in modo da poter essere compresa da tutti indipendentemente dal livello culturale dell’ascoltatore, purchè questi abbia il cuore aperto. Sempre, nella storia, il Cielo, attraverso le apparizioni della Vergine Maria, ha scelto di far pervenire all’umanità distratta e presuntuosa il suo messaggio attraverso dei bambini, come la piccola Bernadette, o come i tre pastorelli quasi analfabeti di Fatima, e con un linguaggio comprensibile anche a dei bambini. A chi poi trova ripetitivi i messaggi vorremmo chiedere se davvero li ha già messi e li mette in pratica completamente nella sua vita, in tutto il loro contenuto, senza sceglierne solo la parte più comoda, e quindi, di conseguenza ritiene proprio di non averne più bisogno. E a chi ha, oppure ha avuto dei bambini, vorremmo chiedere quante volte non si è ripetuto nel fare loro delle raccomandazioni, specialmente quando queste non erano ascoltate. A meno che la nostra presunzione non arrivi a non farci più sentire bambini nei confronti della Madre di Dio.