Associazione Medjugorje Torino

XXXV MEDITAZIONE DELLA PAROLA

I TESTI CHE SEGUONO PRENDONO LO SPUNTO DAI MESSAGGI PERVENUTI DA MEDJUGORJE A MAGGIO 2018. SCELTA IN ESSI UN'ESPRESSIONE CHIAVE CHE CI HA COLPITI, L'ABBIAMO ACCOSTATA, COME SEMPRE, AD ALCUNI BRANI BIBLICI IL CUI CONTENUTO CI PARE POSSA ESSERE AD ESSA COLLEGATO.

DEVIANDO DALLO SCHEMA SEGUITO NEGLI ULTIMI TEMPI, ANZICHE' PREMETTERE AI BRANI BIBLICI ALCUNE CONSIDERAZIONI DI TIPO TEOLOGICO TRATTE DAL DIZIONARIO DI TEOLOGIA BIBILICA E RELATIVE ALL'ESPRESSIONE CHIAVE SCELTA, QUESTA VOLTA ABBIAMO PREFERITO FAR SEGUIRE UN TESTO DI TAGLIO PIU' PASTORALE, TRATTO DA UN COMMENTO DI ENZO BIANCHI, DELLA COMUNITA' DI BOSE, AD UNO DEI BRANI DI VANGELO CITATI. PER RAGIONI DI SPAZIO, INOLTRE, ANZICHE' RIPORTARE UN ESTRATTO DI UN'OMELIA DI PAPA FRANCESCO, SEMPRE SULL'ARGOMENTO, RIPORTIAMO I RIFERIMENTI DI DUE TESTI DEL PONTEFICE, CON IL SUGGERIMENTO DI ANDARLI A CERCARE E MEDITARLI. SI TRATTA DI UN'OMELIA A SANTA MARTA DEL 12 GENNAIO 2018 E DI UNA CATECHESI IN PIAZZA SAN PIETRO DEL 25 MAGGIO 2016, ENTRAMBE RELATIVE ALLA PREGHIERA. L'ESPRESSIONE CHIAVE INFATTI CHE QUESTA VOLTA ABBIAMO SCELTO DI EVIDENZIARE E' QUELLA RIPORTATA QUI SOTTO, TRATTA DAL MESSAGGIO DEL 25 MAGGIO 2018:

 

"NON TRASCURATE LA PREGHIERA PERCHE' LA PREGHIERA FA MIRACOLI"

Messaggio del 2 maggio 2018 (a Mirjana). Cari figli, mio Figlio, che è luce d'amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l'ha fatto e lo fa per amore. Così anche voi, figli  miei, quando vivete nell'amore e amate il vostro prossimo, fate la volontà di mio Figlio. Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l'aiuto della fede, riempitevi d'amore. Però, figli miei, non dimenticate che è l'Eucarestia il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell'amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime. Figli miei, vivendo nell'amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi. Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore. Vi dona l'amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi. Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d'amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d'amore. Vi ringrazio!

Messaggio del 25 maggio 2018 (a Marija). Cari figli! In questo tempo inquieto vi invito ad avere più fiducia in Dio che è il Padre nei cieli e che mi ha mandato per condurvi a Lui. Voi, aprite i vostri cuori ai doni che Lui desidera darvi e nel silenzio del cuore adorate mio Figlio Gesù che ha dato la sua vita affinché viviate nell'eternità dove desidera condurvi. La vostra speranza sia la gioia dell'incontro con l'Altissimo nella vita quotidiana. Per questo vi invito: non trascurate la preghietra perché la preghiera fa miracoli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 

TESTI BIBILICI

Dal Libro di Ester (Es 4,17). "Tu sei benedetto, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te, o Signore, perché un grande pericolo mi sovrasta. Io ho sentito dai libri dei miei antenati, Signore, che tu liberi fino all'ultimo tutti coloro che compiono la tua volontà... Vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Quanto a noi, liberaci dalla mano dei nostri nemici, volgi il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza". 

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14). Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano agli altri: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sè: 'O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e papo le decime di quanto possiedo'. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: 'O Dio, abbi pietà di me peccatore'. Io vi dico: questi tornò a casa giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e che si umilia sarà esaltato.

Dal Vangelo secondo Luca (11, 1-13). In quel tempo Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". Ed Egli disse loro: "Quando pregate dite. 'Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, dacci oggi il nostro pane quotidiano e perdona a noi i nostri peccati; anche noi infatti perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione". Poi disse loro: "Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: 'Amico, prestami tre pani perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli', e se quello dall'interno gli risponde: 'Non m'importunare, la porta è già chiusa. Io e i miei bambini siamo a letto e non posso alzarmi per darti i pani', vi dico che anche se non si alzerà a darglieli perché è un amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!

COMMENTO AL VANGELO DI LUCA (11,1-13) di Enzo Bianchi - Comunità di Bose - (La Preghiera secondo Gesù - Domenica 24 Luglio 2016 (Estratto).

Il brano di Vangelo di Luca sopra riportato è in realtà composto di tre parti: la preghiera di Gesù, la parabola dell'amico insistente e infine la sua applicazione. I discepoli, accompagnando Gesù, lo vedevano impegnato a pregare. Anche loro, come tutti i bravi ebrei, pregavano, ma avevano notato che la preghiera di Gesù era diversa, più interiore. Per questo gli chiedono di insegnare anche a loro a pregare. La preghiera riportata da Luca è più breve rispetto a quella che troviamo in Matteo ed è costituita innanzitutto da due domande: la santificazione del nome e la venuta del regno. Seguono poi tre richieste riguardo a ciò che è veramente necessario al discepolo: il dono del pane di cui si ha bisogno ogni giorno, la remissione dei peccati e la liberazione dalla tentazione. Preghiera semplice, quella del cristiano, senza troppe parole, ma piena di fiducia in Dio - invocato come Padre - nel suo Nome santo, nel suo regno che viene. Le considerazioni che seguono si riferiscono in particolare alla parabola e alla sua applicazione. Luca vuole presentare la preghiera di domanda come preghiera insistente, assidua, che non viene meno ma che sa mostrare davanti a Dio una determinazione e una perseveranza fedele. La parabola dell'amico importuno narra ciò che può accadere a ciascuno degli ascoltatori. E' una parabola semplice, che vuole mostrare come l'insistenza di una domanda provochi la risposta anche da chi, pur essendo amico, sulle prime non è disposto ad esaudirla. E' l'insistenza dell'amico e non il sentimento dell'amicizia a causare l'esaudimento e il conseguente dono: con la sua ostinata domanda un amico importuno può fare cambiare parere all'amico importunato. Proprio perché le cose vanno così, Gesù allora commenta: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Chiedete - raccomanda Gesù - cioè non abbiate paura di chiedere a Dio che è Padre, chiedete con semplicità, sicuri di essere esauditi da chi vi ama, e chiedete senza stancarvi mai. 

Di conseguenza, ci poniamo subito la domanda: "Perché Dio ha bisogno di essere più volte supplicato, perché vuole essere cercato, perché vuole che bussiamo ancora e ancora? Ne ha così bisogno? No, siamo noi che abbiamo bisogno di chiedere, perché siamo dei mendicanti e non vogliamo riconoscerci tali, siamo noi che dobbiamo rinnovare la nostra ricerca di ciò che è veramente necessario, siamo noi che dobbiamo desiderare che ci sia aperta una porta, in modo da poter incontrare chi ci accoglie. Dio non ha bisogno della nostra insistente preghiera, ma siamo noi ad averne bisogno per imprimerla nelle fibre della nostra mente e del nostro corpo, per aumentare il nostro desiderio e la nostra attesa, per dire a noi stessi la nostra speranza. 

Ma a questa parabola e al suo primo commento Gesù aggiunge un'altra applicazione: "Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce gli darà forse una serpe al posto del pesce...?". Ecco, questo non avviene tra un padre e un figlio, perché il legame di sangue impedisce un simile comportamento paterno, anche in caso di scarso effetto. A maggior ragione - dice Gesù - se questo non avviene tra voi che siete cattivi, eppure sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre che è nel cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.

Quest'ultima parola di Gesù spesso è stata meditata poco e con poca intelligenza dalla Chiesa stessa negli ultimi secoli. Gesù sa che noi umani siamo tutti cattivi, perché in noi c'è una pulsione, un istinto a pensare a noi stessi, all'amore egoistico di sè. Eppure, anche se questa è la nostra condizione, siamo capaci di azioni buone, almeno nel caso di un rapporto famigliare tra padre e figlio. Ebbene, se noi, pur nella nostra cattiveria, diamo cose buone ai figli che ce le chiedono, quanto più Dio, che "è il solo buono", darà cose buone a chi gliele chiede! Ma come dimenticare che sovente abbiamo fatto di Dio un padre più cattivo dei nostri padri terreni? Scriveva Voltaire: "Nessuno vorrebbe avere come padre terreno Dio", ed Engels gli faceva eco: "Quando un uomo conosce un Dio più severo e cattivo di suo padre, allora diventa ateo". E' così, ed è avvenuto così perché la Chiesa a volte ha dato un'immagine di Dio come giudice severo e vendicativo, fino a spingere gli umani ad abbandonare un tale Dio e a negarlo! Gesù invece ci parla di un Dio Padre più buono dei padri di cui abbiamo fatto esperienza, insegnandoci che sempre Dio ci dà cose buone quando lo invochiamo.

Ma in questo brano c'è una precisazione decisiva a proposito della preghiera. Sì, è vero che Dio ci esaudisce con cose buone, ma queste non sempre sono quelle da noi giudicate buone. La preghiera non è magia, non è un "affaticare gli dei" - come scriveva il filosofo pagano Lucrezio (la natura delle cose IV-1239) o uno stordire Dio a forza di parole moltiplicate, dice altrove Gesù (Mt 6,7-8). Dio non è a nostra disposizione per esaudire i nostri desideri, spesso egoisti ma soprattutto ignoranti. Ecco perché, precisa il testo di Luca, "le cose buone" sono in realtà "lo Spirito Santo". Sempre Dio ci dà lo Spirito Santo se glielo chiediamo nella preghiera, e lo Spirito che scende nella nostra mente e nel nostro cuore è la risposta di Dio. Ma è bene fare un esempio, a costo di essere brutali. Se io, affetto da una grave malattia, chiedo a Dio la guarigione, non è detto che questo si verifichi effettivamente, ma posso essere certo che Dio mi darà lo Spirito Santo, forza e amore per vivere la malattia. Questo è l'esaudimento vero e autentico, questo è ciò di cui abbiamo veramente bisogno!