Associazione Medjugorje Torino

UNA SVOLTA PER MEDJUGORJE?

In queste settimane ha fatto il giro del mondo la notizia che il Papa ha deciso di inviare a Medjugorje un suo inviato speciale, nella persona di Monsignor Henryk Hoser, polacco, aricivescovo-vescovo di Warszawa - Praga, appunto in Polonia.

Per chi però pensava che questo fosse il preludio ad un riconoscimento delle apparizioni è subito stato chiarito che lo scopo dell'iniziativa non era quello di svolgere un supplemento di indagini sulla veridicità delle apparizioni stresse, ma quello di esaminare i problemi pastorali derivanti dall'afflusso in quel piccolo paese dell'Erzegovina di un grande numero di pellegrini. Il problema della veridicità delle apparizioni infatti, dopo essere stato oggetto di studio per decenni, è stato ultimamente esaminato dalla Commissione presieduta dal Cardinale Ruini che, dopo cinque anni di indagini molto approfondite, nel 2015 ha consegnato al Papa le sue conclusioni. Queste conclusioni sono adesso al vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Esse non sono state ancora rese note, anche se secondo alcune indiscrezioni la Commissione avrebbe espresso giudizio favorevole a riconoscere la natura soprannaturale delle apparizioni dei primi anni, senza invece pronunciarsi ancora su quelle degli anni successivi fino ad oggi. D'altra parte sappiamo che la prassi della Chiesa è quella di non emettere mai un giudizio definitivo su questi avvenimenti fino a quando essi sono in corso. Attualmente a Medjugorje tre veggenti (Vicka, Marija e Ivan), secondo le loro affermazioni, hanno ancora apparizioni giornalmente, due (Jacov e Ivanka) una volta l'anno e una (Mirjana) una volta al mese. E' inoltre legittimo pensare che se la Chiesa avesse avuto anche solo il dubbio che qualche cosa, nell'insieme dei fatti di Medjugorje fosse nocivo alla fede o alla morale, non avrebbe aspettato senza intervenire che nel corso di trentacinque anni decine di milioni di persone da tutto ilo mondo si recassero in pellegrinaggio in quello che è riconosciuto come luogo di preghiera.

Invece il problema pastorale legato al fenomeno Medjugorje richiede veramente grande attenzione da parte della Chiesa. Già nel 1991 le Conferenza Episcopale di quella che era allora la Iugoslavia, riunita a Zara, se da un lato aveva assunto un atteggiamento interlocutorio a proposito delle apparizioni, affermando di non potersi ancora esprimere sulla loro soprannaturalità e riservandosi ulteriori approfondimenti, dall'altro lato invece aveva raccomandato ai sacerdoti di fornire assistenza spirituale ai pellegrini che giungevano in quel paesino dell'Erzegovina. Quindi l'attuale decisione della Santa Sede non fa altro che inserirsi nella linea di quella raccomandazione. Bisogna anche dire che lo stesso Monsignor Hoser, in una intervista rilasciata al giornalista Bruno Vespa ha riconosciuto che "i frutti di Medjugorje sono buoni", nel senso che molte persone, dopo essersi recate laggiù, hanno cambiato il loro stile di vita. Ora, proprio l'esame dei frutti è importante per chiunque voglia cercare di valutare il "fenomeno Medjugorje", perché è nel Vangelo stesso che leggiamo che l'albero si giudica dai frutti. 

Chi conosce la realtà di Medjugorje sa che, al centro dell'attività di quella parrocchia ci sono le funzioni della sera, cioè la Messa, l'Adorazione Eucaristica, il Rosario, mentre i fedeli, in accordo con le raccomandazioni dei messaggi che i veggenti riferiscono di ricevere dalla Madonna, sono invitati a praticare la confessione mensile, la lettura della Bibbia ed il digiuno. In questo modo si riprendono dei valori che nel tempo, almeno nel nostro mondo occidentale, erano stati un po' trascurati. Di conseguenza, ci sembra ragionevole ipotizzare che i problemi pastorali che l'inviato del Papa dovrà valutare insieme ai frati francescani che hanno in carico la parrocchia di Medjugorje, non riguardino tanto le attività della parrocchia stessa sotto il profilo liturgico, quanto piuttosto altri aspetti.

Il primo di questi aspetti si riferisce alla collocazione giuridica della parrocchia di Medjugorje che è attualmente inserita nella diocesi di Mostar. Si tratta però di una collocazione che può creare, e in effetti crea, qualche problema. Uno di questi nasce dal carattere internazionale ormai assunto da quel luogo visitato da milioni di pellegrini porovenienti da ogni parte del mondo. Un altro dal fatto che due dei veggenti tra quelli che continuano ad avere le apparizioni quotidiane non abitano più abitualmente a Medjugorje e quindi non le hanno più in quella località. Questo fa sì che gli avvenimenti che li riguardano non siano più sotto la giurisdizione della Curia di Mostar. Un terzo e più grave problema deriva dall'atteggiamento costantemente critico del Vescovo di Mostar nei confronti delle apparizioni. E' opinione generale che questo atteggiamento sia influenzato da episodi legati ad una situazione storica particolare che ha creato problemi nei rapporti tra la Curia di Mostar ed i francescani. E' una situazione che affonda le sue radici nella ridistribuzione delle parrocchie tra la Curia diocesana e i francescani iniziata alla fine del 1800, al termine della dominazione ottomana, ma che si è aggravata intorno al 1980 quando la popolazione di alcune parrocchie si ribellò al trasferimento delle stesse dai francecani al clero diocesano. La popolazione di tutta l'Erzegovina è molto legata ai francescani che, dopo aver evangelizzato la regione, hanno avuto il merito di aver tenuta viva la fede, in clandestinità, durante i 400 anni di dominazione turca, pagando con il martirio di molti frati un altissimo prezzo di sangue.

In questo contesto, i veggenti, allora ragazzini di età compresa tra i 16 ed i 10 anni, pensarono, o fu loro suggerito, di chiedere alla Madonna un giudizio su una questione che in quel momento era molto dibattuta nella zona. Si trattava di una decisione del Vescovo di allora, Mons. Zanic, decisione punitiva nei confronti di due giovani francescani (Ivan Prusina e Ivica Vego, che tra l'altro non avevano niente a che fare con la Parrocchia di Medjugorje) ritenuti colpevoli di aver troppo assecondato le richieste della popolazione in contrasto con le direttive della Curia e che in conseguenza di ciò erano stati sospesi "a divinis" dallo stesso Mons. Zanic. Come risposta a questa loro domanda, i veggenti attribuiscono alla Vergine il suggerimento al Vescovo di non prendere decisioni precipitose, ma di riflettere ancora e di essere giusto e paziente perché i frati non erano colpevoli. Diciamo anche che, sia pure dopo circa dieci anni, e precisamente nel 1993, il tribunale vaticano della Segnatura Apostolica, al quale i giovani francescani si erano appellati, giudicò impropria la decisione del Vescovo stesso ravvisando in essa una violazione delle leggi della Chiesa: ai due frati infatti non era stata data alcuna possibilità di difendersi. Tuttavia, quelle parole dei veggenti, forse estrapolate dal contesto, in parte travisate e rivestite di una rilevanza impropria, furono giudicate da Mons. Zanic come una critica al suo operato e di conseguenza egli sentenziò che non potevano venire dalla Madre di Dio. 

Nel corso di questi trentacinque anni di apparizioni, questo giudizio del Vescovo Zanic, fatto proprio dal suo attuale successore, Mons. Peric, è stato frequentemente utilizzato, a volte in buona fede, più spesso in cattiva fede, da chi voleva negare l'autenticità delle apparizioni stesse, come prova contro di esse. Questo atteggiamento del vescovo di Mostar ha creato e, in una certa misura, continua a creare turbamento in molti fedeli, anche se questo turbamento deriva da una certa disinformazione su quello che è il ruolo del Vescovo locale, e in particolare quello di Mostar, per quanto riguarda il fenomeno delle apparizioni. Il Vescovo locale infatti in casi del genere è sempre il primo ad essere interpellato dalla Santa Sede e, di solito, il suo giudizio è decisivo. Nel caso di Medjugorje invece, preso atto di un iniziale giudizio negativo del Vescovo stesso, il Vaticano in un primo tempo ha investito della questione tutta la Conferenza Episcopale dell'allora Iugoslavia che, come abbiamo detto più sopra, nel 1991 ha espresso un parere interlocutorio. 

Successivamente la Santa Sede ha avocato a sè la competenza sulla questione stessa fino ad affidarne l'esame alla commissione presieduta dal Cardinale Ruini della quale abbiamo parlato più sopra. In conseguenza di ciò fin dal 1991 il Vescovo di Mostar non è più competente sulla questione e dal punto di vista ecclesiastico, non ha autorevolezza formale per quanto riguarda le apparizioni. Lo ha ricordato Saverio Gaeta in un articolo molto documentato e nel bel libro "L'ultima profezia: la vera storia di Medkugorje", citando una dichiarazione del 1998 della Santa Sede nella persona dell'allora segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, Tarcisio Bertone, il quale ha precisato che quella del Vescovo di Mostar "è, e rimane, una sua personale opinione".  

Naturalmente noi non sappiamo quali decisioni la Santa Sede vorrà prendere a proposito della collocazione della Parrocchia di Medjugorje. Una delle soluzioni che sembra sia stata ipotizzata potrebbe essere quella di porre il Santuario di Medjugorje sotto la diretta competenza della Santa Sede stessa erigendolo a Santuario pontificio, analogamente a quanto è già avvenuto per altri grandi Santuari Mariani come quelli di Loreto e di Pompei, tanto per citarne soltanto due.

Il secondo aspetto che l'inviato del Papa dovrà studiare insieme ai frati di Medjugorje è quello della gestione dei problemi connessi con il gran numero di pellegrini in arrivo. E' un aspetto la cui importanza era già stata colta dalla Conferenza Episcopale iugoslava che nella dichiarazione di Zara del 1991 già citata, raccomandava ai sacerdoti di impegnarsi per offrire assistenza spirituale ai pellegrini stessi. Questo perché è sotto gli occhi di tutti il fatto che non sono tante le organizzazioni che sanno offrire a chi desidera recarsi a Medjugorje un servizio di accompagnamento serio, affidato ad accompagnatori preparati e generalmente affiancati da un sacerdote. Ne consegue che non sempre i pellegrini sono aiutati a vivere nel modo più profondo possibile il pellegrinaggio e di conseguenza a comprendere la realtà di Medjugorje. La Parrocchia da parte sua ha cercato di offrire un aiuto a questo proposito mettendo a disposizione guide preparate ma non sono tanti i pellegrini che le cercano.

E' evidente che anche il Santo Padre è consapevole di questo problema e in qualche occasione, come ricordato in un bell'articolo di Andrea Tornielli pubblicato su "La Stampa" di Torino, ha messo in guardia dal pericolo di ridurre la nostra religiosità ad una curiosità morbosa verso i "messaggi" quasi che si trattasse dei dispacci "ANSA" con le ultime notizie. Un atteggiamento di questo tipo infatti rischia di "distogliere i fedeli dal cuore del messaggio evangelico" al quale invece essi vogliono rimandare. Naturalmente, come succede quasi sempre, le parole di Papa Francesco non sono state comprese o sono state strumentalizzate come se suonassero irrisione a tutto quello che si riferiva alle apparizioni.

Un'altra strumentalizzazione poi che è stata fatta, e questa volta proprio a proposito della nomina di un inviato speciale della Santa Sede, è quella secondo la quale questa decisione equivarrebbe ad una specie di "commissariamento" della Parrocchia di Medjugorje. Ancora una volta ci viene da constatare quanto grande sia il pericolo che nasce dall'affidare la nostra informazione ai mass-media laici che stravolgono le notizie per superficialità e incapacità di cogliere la realtà più profonda dei fatti, anche quando non interviene addirittura una volontà di vera e propria strumentalizzazione. La decisione di Papa Francesco dimostra invece quanto grande sia la sua attenzione e il suo rispetto per ciò che avviene a Medjugorje, dove si recano approssimativamente due milioni di pellegrini all'anno e cosa molto più importante, dove tante persone scoprono o ritrovano la fede.

A questo proposito non si può non rilevare come l'annuncio della decisione della Santa Sede sia stato dato l'11 febbraio, ricorrenza delle prime apparizioni di Lourdes. Bisogna essere ciechi o prevenuti per non cogliere il collegamento tra questa data e la decisione pontificia. Ci pare infatti che questa scelta debba invitarci a cogliere il legame tra interventi della Vergine diversi per tempi e modalità ma tutti rivolti a richiamare questa umanità distratta e allo sbando ai valori più porofondi dell'esistenza.

A proposito dell'invito di Papa Francesco a non basare la nostra religiosità su aspetti secondari, ma di cercare di andare al cuore del messaggio evangelico, già in passato abbiamo scritto su queste pagine che uno dei primi obbiettivi del nostro andare a Medjugorje non debba essere quello di cercare dei segni fuori di noi, ma cercare dentro di noi degli spazi di silenzio per entrare in noi stessi, ascoltare il nostro cuore e chiederci: "Qual è il senso della mia vita? Dove sto andando? A che punto sono del mio percorso?". Perché, come già è stato rilevato, noi abbiamo la curiosa capacità di salire le montagne più alte e di lì ammirare panorami stupendi, ammirare il frangersi delle onde del mare sugli scogli, scrutare gli astri, ma poi non sappiamo o abbiamo paura di entrare in noi stessi e scrutare il nostro intimo, forse per il timore, conscio o inconscio, di scoprirvi il vuoto. Eppure è proprio lì che possiamo scoprirvi Dio e il senso della nostra esistenza. Allora Medjugorje, sia che si sosti in silenzio sui monti, sia che ci si lasci coinvolgere dal clima di raccoglimento che si respira durante l'adorazione serale, può essere uno dei luoghi privilegiati dove questo incontro con Dio può avvenire più facilmente.  

Fonti: Radio Maria - Andrea Tornielli: "Medjugorje, un inviato del Papa per le esigenze dei fedeli" ("La Stampa" di Torino) - Saverio Gaeta: "L'ultima profezia. La vera storia di Medjugorje" (Rizzoli) - Saverio Gaeta: Newsletter by Vallalvisepg@gmail.com - Bruno Volpe: www.la fede quotidiana/esclusivo-monsignor hoser-medjugorje-non mi occuperò dei veggenti.