Associazione Medjugorje Torino

XXII MEDITAZIONE DELLA PAROLA

COME GIA' ABBIAMO AVUTO OCCASIONE DI DIRE, NELL'IMPOSTAZIONE DI QUESTA RUBRICA SIAMO PARTITI DALLA CONSTATAZIONE CHE NEL CORSO DEGLI ANNI LA VERGINE MARIA, NEI SUOI MESSAGGI, HA RIPETUTAMENTE INVITATO A LEGGERE LA SCRITTURA PER COMPRENDERE SEMPRE MEGLIO LA PAROLA DI DIO.

E' UN TEMA MOLTO CARO ANCHE A PAPA FRANCESCO. EGLI INFATTI COMMENTANDO, PER ESEMPIO, IL VANGELO DELLA TRASFIGURAZIONE DI GESU' E LA VOCE CHE DALLA NUBE DICEVA: "QUESTI E' IL FIGLIO MIO, L'AMATO: IN LUI HO POSTO IL MIO COMPIACIMENTO. ASCOLTATELO" (Mt 17,1-9), CI HA INVITATI TUTTI AD ASCOLTARE LA VOCE DEL SIGNORE ANCHE ATTRAVERSO LA MEDITAZIONE DELLA PAROLA. IN QUESTO LAVORO CI SIAMO PROPOSTI DUE OBBIETTIVI. IL PRIMO ERA QUELLO DI AIUTARCI TUTTI A CERCARE DI COLLEGARE I MESSAGGI DELLA MADONNA CON DEI BRANI DELLA SCRITTURA CHE CI SEMBRASSERO ATTINENTI, ANCHE PER ABITUARCI A PRENDERE UN PO' PIU' DI FAMILIARITA' CON LA SCRITTURA STESSA E CONSEGUENTEMENTE COMPRENDERE SEMPRE MEGLIO LA PAROLA DI DIO IN ESSA RIPORTATA. IL SECONDO ERA QUELLO DI CERCARE DI COGLIERE IN OGNI MESSAGGIO UNA ESPRESSIONE CHIAVE CHE EVIDENZIASSE UN PUNTO DEL MESSAGGIO STESSO. QUESTO PER AIUTARCI A CAPIRE CHE OGNI MESSAGGIO HA UNA SUA PECULIARITA', ANCHE SE UNA LETTURA UN PO' AFFRETTATA POTREBBE FARE PENSARE (E SPESSO CON ALCUNE PERSONE LO FA) CHE I MESSAGGI SONO TUTTI UGUALI, CHE DICONO TUTTI LA STESSA COSA. IN REALTA' PERO' SE UNO VA UN PO' PIU' A FONDO, VEDE CHE NON E' COSI'. DAI MESSAGGI DEL MESE DI GIUGNO U.S. ABBIAMO SCELTO L'ESPRESSIONE: "L'AMORE RICHIAMA L'AMORE E PERMETTE CHE LE OPERE SIANO PIU' IMPORTANTI DELLE PAROLE". RITENIAMO INFATTI CHE NON SIA MALE RIFLETTERE SPESSO SUL FATTO CHE IL CRISTIANESIMO NON E' UNA RELIGIONE BASATA TANTO SUI DISCORSI E SUI RITI, MA SULL'AMORE. ANCHE QUESTA VOLTA ABBIAMO PENSATO DI AGGIUNGERE UN ESTRATTO DELL'OMELIA DI PAPA FRANCESCO DEL 7 MAGGIO 2015, CHE AFFRONTA PROPRIO IL TEMA DELL'AMORE NEI FATTI E NON NELLE PAROLE. 

"L'AMORE RICHIAMA L'AMORE E PERMETTE CHE LE OPERE SIANO PIU' IMPORTANTI DELLE PAROLE".

Messaggio del 2 giugno 2016 (a Mirjana). "Cari figli, come Madre della Chiesa e come vostra Madre sorrido per il modo in cui venite a me e vi radunate a me, per come mi cercate. Le mie venute in mezzo a voi sono il segno di quanto il Cielo vi ama. Dio vi mostra la via per la vita eterna e la salvezza. Cari figli, voi che cercate di avere il cuore puro con Gesù in esso, voi siete nella retta via. Voi cercate mio Figlio, cercate la retta via. Lui ha lasciato molti segni del suo amore. Ha lasciato la speranza; è facile trovarlo se siete pronti al sacrificio ed alla penitenza. Se avete la pazienza, la misericordia e l'amore per il vostro prossimo. Molti dei miei figli non vedono e non sentono, perché non lo desiderano. Le mie parole e le mie opere non le accettano, ma mio Figlio, attraverso di me, invita tutti. Il suo Spirito illumina tutti i figli nella luce del Padre Celeste, nella comunione del Cielo e della terra, nel reciproco amore, perché l'amore richiama l'amore e permette che le opere siano più importanti delle parole. Perciò, apostoli miei, pregate per la vostra Chiesa, amatela e fate opere d'amore. Per quanto sia stata tradita e ferita essa è qui, perché proviene dal Padre Celeste. Pregate per i vostri pastori per poter vedere in essi l'amore e la grandezza di mio Figlio. Vi ringrazio".

Messaggio del 25 giugno 2016 (a Marija). "Cari figli! Ringraziate Dio con me per il dono che Io sono con voi. Pregate, figlioli, e vivete i comandamenti di Dio perché siate felici sulla terra. Oggi, in questo giorno di grazia desidero darvi la mia benedizione materna di pace e del mio amore. Intercedo per voi presso mio Figlio e vi invito a perseverare nella preghiera perché con voi possa realizzare i miei piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata". 

Dal libro del profeta Osea (6,6). "... il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti". 

Dal Salmo 50 (16-17 e 22-23). "All'empio dice Dio: perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che detesti la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle?... Capite questo voi che dimenticate Dio, perché non mi adiri e nessuno vi salvi. Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora, a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio". 

Dal Vangelo secondo Matteo (25 31-46). "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri... Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi... In verità vi dico: "Ogni volta che avete fatto queste cose e uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me...".

Papa Francesco: L'amore è concreto e comunica (Santa Marta: 7 maggio 2015) Sergio Centofanti - Radio Vaticana. Sintesi: Nella Messa del mattino a Santa Marta, Papa Francesco ha centrato la sua omelia sui criteri del vero amore che, ha detto, deve essere concreto e comunicarsi. E' partito dal Vangelo del giorno dove Gesù "ci chiede di rimanere nel suo amore". "Ci sono due criteri, afferma il Papa, che ci aiuteranno a distinguere il vero dal non-vero amore". Il primo criterio è che l'amore è "più nei fatti che nelle parole": non è un "amore di telenovela", una "fantasia", storie che "ci fanno battere un po' il cuore, ma niente di più". E' "nei fatti concreti". Gesù ammoniva i suoi: "Non quelli che dicono 'Signore, Signore!' entreranno nel Regno dei Cieli, ma quelli che hanno fatto la volontà del mio Padre, che hanno osservato i miei comandamenti". Cioè, "il  vero amore è concreto, è nelle opere, è un amore costante. Non è un semplice entusiamo. Anche, tante volte è un amore doloroso: pensiamo all'amore di Gesù mentre portava la croce. Ma le opere dell'amore sono quelle che Gesù ci insegna nel brano del capitolo 25 di San Matteo: 'Ero affamato, mi hai dato da mangiare, etc'. Concretezza. Anche le beatitudini, che sono il 'programma pastorale' di Gesù, sono concrete". "Una delle prime eresie nel cristianesimo - ha sottolineato il Papa - è stata quella del pensiero gnostico" che parlava di un "Dio lontano ... e non c'era concretezza". Invece, l'amore del Padre "è stato concreto, ha inviato suo Figlio ... fatto carne per salvarci". Il secondo criterio dell'amore - ha proseguito il Papa - è che "si comunica, non rimane isolato. L'amore dà se stesso e riceve, si fa quella comunicazione che è tra il Padre e il Figlio, una comunicazione che nasce dallo Spirito Santo". "Non c'è amore senza comunicarsi, non c'è amore isolato. Ma qualcuno di voi può domandarmi: 'Ma Padre, i monaci e le monache di clausura sono isolati'. Invece comunicano... e tanto: con il Signore, e anche con quelli che vanno a trovare una parola di Dio... Il vero amore non può isolarsi. Se è isolato, non è amore. E' una forma spiritualista di egoismo, è un rimanere in se stesso, cercando il proprio profitto... E' egoismo". Dunque - ha affermato Papa Francesco - "rimanere nell'amore di Gesù significa fare", è capacità di comunicarsi, con il dialogo, sia con il Signore, sia con i nostri fratelli". "Questo sembra semplice, ma non è facile. Perché l'egoismo, il proprio interesse ci attira, ci attira per non fare e ci attira per non comunicarci. Cosa dice il Signore di quelli che rimarranno nel suo amore? 'Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena'. Il Signore che rimane nell'amore del Padre è gioioso, 'e se voi rimarrete nel mio amore, la vostra gioia sarà piena': una gioia che tante volte viene insieme alla croce. Ma quella gioia - Gesù stesso ci ha detto - nessuno ve la potrà togliere".

Il Papa ha concluso l'omelia con questa preghiera: che il Signore "ci dia la grazia della gioia, quella gioia che il mondo non può dare".