IL "SI" NECESSARIO

Fin dal principio della storia dell'umanità e della salvezza si pone, con la disobbedienza di Adamo, il dramma della morte. Dio, però, non abbandona l'uomo nelle tenebre, ma lo soccorre con l'annuncio di una nuova umanità.  Il sì di Gesù. Penso a quel mistero nascosto nei secoli (Efesini 1,9-10) nel cuore dell'amore trinitario, a quel "sì" eterno che il Figlio pronuncia davanti al Padre e che, nella pienezza dei tempi, manifesta nell'incarnazione la divina umanità di Dio assunta dal Verbo: "Non hai voluto nè sacrificio nè offerta per il peccato, allora ho detto: ecco io vengo" (Eb. 10,5-7). Così, mentre nel cuore di Adamo e nel mondo la notte è ancora fonda, nel cuore di Dio già albeggia il giorno della salvezza, lasciando trasparire nell'aurora il mistero della Madre Immacolata per il sì redentore che il Figlio ha già pronunciato. Il sì di Maria. "L'Incarnazione, e in essa la maternità di Maria, avvengono nel tempo, ma hanno radici nell'eternità, nel mistero di Dio. L'Incarnazione del Verbo Eterno e il nostro stato di vita eterna sono realtà misteriose. In mezzo sta la maternità divina di Maria. Da lei Cristo, da lei noi cristiani: "Predestinata dall'eternità con l'Incarnazione", ha ricordato il Vaticano II (L.G. 61). L'espressione conciliare infatti riporta il testo della bolla Ineffabilis Deus, con cui Pio IX, l'8 dicembre del 1854, definì l'Immacolata Concezione di Maria, e dove si trova un'aggiunta che non è senza valore: "... Predestinata con un unico e medesimo decreto con l'Incarnazione...". Nell'eterno, altissimo consiglio di Dio, il piano della nuova creazione con la Redenzione è pronto, la strada dell'Incarnazione è individuata, manca solo il consenso di Colei che, predestinata prima della creazione del mondo, sarà la madre del Redentore. Rapito da questo mistero, San Bernardo invoca nel momento dell'Annunciazione il sì di Maria, dando voce alla supplica dell'intera umanità: "Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza; se tu acconsenti saremo subito liberati... Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David... Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia; dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, dà presto la risposta... rispondi la tua parola ed accogli la Parola; dì la tua parola umana e concepisci la Parola divina... 'Eccomi, dice, sono la serva del Signore: avvenga di me quello che hai detto' (Lc 1,38)". Solo ora Dio può 'scendere' a cercare, dopo tante tappe della storia salvifica, finalmente Adamo, grazie all' "eccomi di Maria". E perciò al serpente antico, Dio ora definitivamente si rivolge, con la sentenza: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa" (Gen 3,15). Il peccato e la morte entrano nel mondo per l'invidia del diavolo (Sap 2,24) e l'uomo avrà la salvezza scegliendo di appartenere alla stirpe della donna, avvisato però che l'inimicizia inconciliabile della stirpe del serpente costantemente insidierà il suo cammino. Il sì della Chiesa. Nel ruolo della donna è prefigurato il 'sì' di Maria e della Chiesa e nella stirpe della donna, il Cristo e tutti quelli che crederanno in lui formando il suo mistico corpo. E' illuminante cogliere questo ruolo della donna, di Maria e della Chiesa, tra loro interdipendenti, in alcuni passi chiave della storia della salvezza, laddove il termine 'donna' ritorna con particolare importanza e significato. All'inizio della Storia Sacra, nel passo che di padri chiamano protovangelo, la sentenza divina stabilisce il ruolo della donna e della sua stirpe, come già abbiamo visto. A Cana. Così all'inizio della vita pubblica, a Cana di Galilea, Gesù si rivolge a sua madre chiamandola 'donna' e l'Evangelista San Giovanni esplicita direttamente l'importanza di Maria nel contesto dell'opera del Figlio: Maria media tra l'umanità bisognosa di cui è parte e suo Figlio, anticipando la 'sua ora' (Gv 2,4-5) così che 'i discepoli, in quel giorno, credettero in Lui' (Gv 2,11). Questo è veramente fondamentale, perché è solo nell'atto consapevole e libero della fede che si compie quella intima e reale incorporazione al Cristo, mistico corpo del Signore, la stirpe vittoriosa della donna sul serpente. Sul Calvario. Anche sul Calvario, Gesù si rivolge alla madre chiamandola 'donna' (Gv 19,25-27). Sull'albero della croce Gesù è veramente quel nuovo Adamo che sconfigge il serpente, satana, che dall'albero aveva tratto la sua vittoria. Dal nuovo Adamo scaturisce la nuova umanità. Nell'ordine della Grazia, Maria, la donna forte sotto la croce è, dunque, veramente e necessariamente la Madre di tutti quelli che dal Figlio unigenito hanno ricevuto la vita filiale e vivono con Lui il mistero di un'unica indistruttibile fraternità: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo?..." (Rom 8,35). Nell'Apocalisse. Infine, nella visione della nuova umanità futura che ci fa intravedere il libro dell'Apocalisse, la "donna" vestita di sole che dà alla luce il figlio e lo difende dal dragone infernale, è il segno in cui rifulge l'immenso splendore della vocazione e della missione di Maria e della Chiesa (Ap 12). Nel cammino della storia. Maria dunque, è la Madre e anche l'avvocata di questa nuova umanità costantemente insidiata e minacciata con azioni di ferocia inaudita: "A lei, Madre dei viventi, è affidata l'intera causa della vita", ha detto il Santo Padre in conclusione dell'Enciclica Evangelium vitae (n. 105). E tutti quelli che vorranno dedicarsi a questa causa dovranno unirsi a Lei per lavorare con efficacia e per essere difesi. Il nostro sì personale. Emerge dal fonte battesimale, come opzione definitiva di ogni giorno della nostra vita. Un'opzione che deve rinnovarsi ogni giorno e caratterizzare ogni nostra scelta, ogni nostro progetto. Il sì di Medjugorje. E' la risposta affermativa, gioiosa e generosa, all'appello della Madre che invita i suoi figli alla vita filiale con la preghiera, alla vita penitenziale con la conversione, il digiuno dal peccato, anche con il sacrificio dell'astinenza per amore, alla vita Eucaristica unendo ogni istante dell'esistenza al sacrificio di Gesù.

                                                                                                                Don Maurizio Gagliardini