LETTERA A TE CHE SOFFRI

Questa lettera, amico lettore, amica lettrice, è indirizzata a te, proprio a te che ci hai scritto, a te che ci hai telefonato per renderci partecipi della tua sofferenza, del tuo tormento. Non ci hai chiesto aiuto materiale, non ci hai neppure chiesto di essere consolato, ma ci hai soltanto chiesto di essere ricordato, di essere pensato, di pregare per te. La sofferenza umana è una cosa così profonda, così misteriosa, così imperscrutabile, che peccheremmo grandemente di presunzione se pensassimo di poterti consolare con le nostre parole... Eppure una fonte di consolazione c'è e dobbiamo cercarla nel Vangelo. Per questo ti presentiamo, e presentiamo a noi stessi (perché nessuno, presto o tardi, è immune dalla sofferenza) la sintesi di una riflessione suggerita da Mons. Tonino Bello a commento della dodicesima stazione della Via Crucis. E' la stazione che ricorda la morte di Gesù, quando Egli, dopo aver detto: "Tutto è compiuto", chinò il capo e spirò, mentre le tenebre scendevano ad avvolgere la terra da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio.

"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. 'Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio...'. Tanto dura la sosta sul Golgota. La mia, la tua, le nostre croci sono provvisorie".

Ti abbiamo detto sopra che non abbiamo la presunzione di saperti consolare. E tanto meno è in nostro potere toglierti la sofferenza: questo è concesso soltanto a Chi ci ha creati e ci accompagna lungo tutto il percorso della nostra vita, anche se a volte a noi sembra che sia assente. Noi speriamo, noi ti auguriamo e ci auguriamo che la sofferenza possa aver termine al più presto. Ma se invece questo non dovesse avvenire, se questa dovesse ancora durare, noi siamo certi che il Signore non ti farà mancare il suo sostegno, perché Lui non carica sulle spallle di ciascuno di noi un peso senza darci contemporaneamente la forza di portarlo... 

Ricordiamo l'esortazione di P. Slavko al pellegrino che torna a casa. A Medjugorje siamo saliti sul Krizevac. Quella è la nostra vita: ci siamo tutti, chi più, chi meno. A casa avevamo lasciato il nostro Krizevac, sperando di non trovarlo più, invece, al nostro ritorno, lo abbiamo ritrovato. Ma qualcosa è cambiato. Se noi vogliamo, accanto al Krizevac possiamo costruire la collina delle Apparizioni. Questa non ci toglie la fatica della salita, ma la illumina di una luce nuova, le dà un senso... Allora forse riusciremo a percorrerla con minor fatica. Allora forse, amico, amica che soffri, riuscirai a sentire su di te la carezza di Maria, e noi gioiremo con te...