il terzo comandamento

CHI SANTIFICA LA FESTA SANTIFICA LA VITA. Un giorno un giovane si è presentato a Gesù e gli ha detto: "Che cosa si deve fare per andare in Paradiso?". Gesù gli ha risposto: "Si debbono osservare i Comandamenti". Ecco allora la ricetta per la salvezza. Mentre tutte le legislazioni umane sono cariche di migliaia di leggi, il Signore ci dà soltanto dieci norme, che possiamo definire regole di salvezza.  Mi piace usare un po' di fantasia. Immagino il Padre Eterno tutto sudato, perché si trova alla fine del suo lavoro di creazione. Ha davanti a sé l'uomo forgiato col fango, a cui non ha ancora impresso il soffio vitale. Lo guarda e pensa: "Io adesso metto al mondo questo figliolo, creato con tanto amore e che ho destinato al Paradiso. Ma lui si preoccuperà di andarci? Non c'è il rischio che resti talmente preso dal lavoro e dalle attrattive umane, tanto da dimenticarsi lo scopo per cui l'ho creato? Se lo lascio andare così, senza un sostegno preciso, si dimenticherà di me, si dimenticherà dello scopo della sua vita e si perderà. Ecco allora cosa faccio: gli do' dieci norme di comportamento tra cui una di fondamentale importanza: ogni sette giorni dovrà dedicare a me una giornata. Così non mi dimenticherà, ricorderà le regole di salvezza che gli ho dato e si salverà". Forse le cose non sono andate proprio così nei dettagli, ma sono andate così nella sostanza. La prima domanda che faccio alle persone che mi vengono a trovare è se santificano la festa. Le risposte sono molto significative. C'è chi mi dice: "Padre, io credo in Dio, ma non sono praticante". Gli rispondo subito: "Non lo sai? Tutti i diavoli credono in Dio, ma non sono stati praticanti, ossia hanno agito di testa loro, disubbidendo a Dio". C'è poi chi mi risponde: "Padre, io non sono un bigotto"; ma è sciocco confondere il bigottismo con l'obbedienza a Dio. C'è chi dice: "Non ho tempo", e io gli rispondo: "Sei un bugiardo; anche alla domenica hai ventiquattro ore; se non vai a Messa è perché giudichi tutte le altre cose che fai più importanti del precetto festivo". La Messa è bella, è indispensabile, è un bisogno. E' bella perché nell'offrire a Dio l'unico sacrificio degno di lui, si usano preghiere suggestive, spesso con accompagnamento di canti, ma soprattutto con espressioni che, se si è attenti, si imprimono nell'anima. La Messa è indispensabile perché alimenta la fede; anche la fede, come tutte le cose, se non viene alimentata e difesa si perde; è così per l'amore, è così per ogni mestiere o professione che si apprende. La fede si alimenta con la parola di Dio e con la preghiera; nella celebrazione eucaristica c'è tutto questo. La Messa è un bisogno perché, ascoltata con impegno, riempie il nostro cuore che è fatto per Dio. E' famosa l'espressione di S. Agostino: "Signore, ci hai fatti per te e il nsotro cuore è inquieto fino a che non riposa in te". Tanti scoraggiamenti, depressioni, esaurimenti, possono essere superati con la doppia mensa che ci offre la celebrazione eucaristica: la Parola di Dio e l'Eucaristia. Tanti bisogni dell'anima e delusioni della vita possono essere superati puntando lo sguardo su ciò che conta veramente perché ci porta a Dio, scopo della nostra esistenza. La celebrazione domenicale è il centro della vita della Chiesa, ma deve essere anche il centro della vita di ciascuno di noi, dandoci l'occasione di riflettere sul senso della nostra esistenza. La Bibbia ci dice che Dio il settimo giorno si riposò. Anche l'uomo ha la necessità di riposarsi, per combattere la schiavitù del lavoro e il culto del danaro. E può farlo anche con adeguato riposo e non con divertimenti devianti e faticosi. Rientrare in se stessi e pensare a Dio, al fine della nostra vita. San Tommaso afferma che l'uomo sente nel suo cuore il bisogno di rendere a Dio anche un culto esteriore, visibile, pubblico, regolare, in ringraziamento della sua benevolenza verso di noi. Come è possibile ricordarsi di Dio senza sentire il bisogno di ringraziarlo e di offrirgli, oltre a un po' del nostro tempo, l'unico sacrificio degno di Lui? La santificazione della festa dà il senso alla nostra esistenza. Per questo affermiamo che chi santifica la festa santifica la vita e comprendiamo che la trasgressione a questo comandamento è colpa grave, verso Dio e verso noi stessi. Anche l'obbligo della carità può trovare spazio nella domenica: carità verso i propri congiunti, in unione ai quali si vive la giornata festiva; carità verso gli altri, perché ci si accorge di loro, delle loro necessità, anche solo di una visita. Non è possibile ridurre la Bibbia a tre parole; ma ci sono parole che, perché tanto ripetute per la loro importanza, hanno un particolare valore riassuntivo. Queste parole sono: ascolta Israele; ricorda Israele; osserva Israele. Parole forti, che si imprimono nella mente come insopprimibili esigenze: ascolta, ricorda, osserva. Ben si addicono al precetto festivo che, nella sua infinita sapienza, Iddio ci ha imposto per la nostra salvezza.

                                                                                                            Don Gabriele Amorth