il perdono

Il perdono è l'atto con cui viene rimessa un'offesa arrecata, cui segue una riconciliazione. Si possono considerare tre aspetti del perdono. Vediamoli brevemente. Il perdono di Dio verso l'uomo, il perdono nell'insegnamento di Gesù e il perdono dell'uomo verso il suo simile. L'uomo, peccando, diventa verso Dio un debitore incapace con le sole sue forze di ottenere la salvezza. Lo può salvare unicamente Dio che, essendo amore infinito, gli viene incontro offrendogli, se pentito, il perdono. Tutta la Bibbia è una luminosa testimonianza del perdono di Dio. Egli ha voluto manifestarsi come il Signore "misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni e che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato..." (Es 34,6-7). L'uomo si sente peccatore di fronte a Dio tre volte Santo e avverte la necessità di implorare il perdono, fidando, non senza motivo, nella divina benevolenza (cf Es 20,6). La remissione della colpa, tuttavia, non porta sempre con sè la remissione della pena temporale che Dio impone per espiare il peccato in questa o nell'altra vita. Generalmente il perdono è presentato come un atto di misericordia di Dio verso l'uomo. Dio non vuole la morte dell'empio, ma che si converta dal suo cammino e viva (cf Ez 18,23; 33,15). "Se consideri le colpe, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono, perciò avremo il tuo timore" (Sal 129,3-4).

Le vie per ottenere il perdono sono: il pentimento sincero manifestato nell'umiliazione del cuore e la confessione dei peccati. Quando Dio ha perdonato, il peccato è tolto, distrutto, gettato dietro le spalle, non esiste più (cf Es 32,32; Is 1,18); anche se l'uomo continua a ricordarsi di essere stato peccatore (cf Rm 3,25; 2 Cor 5,19). Dio sa che nell'uomo vi è sempre qualche cosa di recuperabile e per questo non rifiuta mai il suo perdono. Il perdono ricorre spesso nell'insegnamento e nella vita di Gesù. Nel "Padre Nostro" ci fa chiedere al Padre di perdonare i nostri peccati come noi li perdoniamo a chi ci ha offeso (cf Mt 6,14; Lc 11,4). Nella parabola del debitore spietato inculca con forza il dovere del perdono (cf Mt 18,23-35). Nel discorso della montagna torna a ribattere l'obbligo di amare anche i nemici e perdonarli: "Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, il quale fa sorgere il sole sopra i cattivi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5,44-45). Dobbiamo concedere il perdono per essere a nostra volta perdonati: "Perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia" (Lc 6,36-37). A Pietro comanda di perdonare non solo sette volte ma settanta volte sette (Mt 18,22), cioè sempre. Anche nelle parabole Gesù insegna il perdono: la pecorella smarrita, la dramma perduta, il figliol prodigo (Lc 15). Egli stesso perdona alla donna adultera (cf Gv 8,3-11) e al paralitico. Sulla croce giunge perfino a pregare il Padre per i suoi crocifissori: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Il perdono dei peccati è frutto della morte in croce di Gesù: senza effusione del sangue non vi è remissione dei peccati (Mt 26,28; Ebr 9,14). Dopo la risurrezione Gesù affida ai suoi la missione di annunciare il perdono (cf Lc 24,47) e dà loro il potere di perdonare nel suo nome (cf Gv 20,23). Sull'esempio di Gesù impariamo a perdonare ai nostri simili. Non vendichiamoci per il male ricevuto; lasciamo a Dio la vendetta. Questo atteggiamento farà del bene anche ai nostri nemici, ci assicurerà la pace con tutti e infonderà tanta gioia nel nostro spirito. Il miglior rimedio all'offesa è l'amore. Se qualcuno ci dimostra poca stima, pensiamo che siamo terra e cenere. Siamo ancora lontani dall'imitare Gesù. Vediamo vilipeso Colui che dovrebbe essere adorato. Il perdono non è debolezza, è la vittoria del bene sul male, è l'apertura di un nuovo rapporto di vita con chi ci ha fatto dei torti, è indice di animo nobile e grande, come la vendetta denota animo gretto e meschino. Non viviamo continuamente del passato. Gettiamo il male ricevuto nell'abisso dell'oblio. E' vero, ci sono delle offese che feriscono il cuore e l'onore e distruggono in un momento ciò che con fatica avevamo edificato in decine di anni. In questo caso, pur perdonando è impossibile che nel cuore non rimanga l'amarezza per l'offesa subita. Sarà allora sufficiente offrire con pazienza il nostro dolore senza alimentare l'astio che ne potrebbe seguire, almeno per quanto riguarda la volontà. Il tempo saprà medicare le nostre ferite più gravi. Col perdono ci sentiremo meno indegni dello sguardo di Dio e potremo sperare che nel suo cuore paterno la nostra anima trovi quella comprensione e quel perdono che ci apriranno le porte del paradiso.

                                                                                                           Francesco Bersini