L'UOMO DI OGGI CREDE ANCORA NELL'ALDILA'

Ci sarà una vita dopo la morte? Nessuno è mai venuto dall'altro mondo a dirci ciò che esiste dopo la morte. E' la domanda e l'affermazione che corre a volte sulle labbra di chi non è molto fondato nella fede. Solo chi vive una vita moralmente disordinata è interessato a negare quella futura, soprattutto l'inferno. Non dobbiamo dimenticare che, per quanti sforzi facciamo per provare l'esistenza dell'aldilà, siamo pur sempre di fronte a una verità di fede: "Credo la vita eterna", che richiede la grazia di Dio ottenuta con l'umile e perseverante preghiera. I santi non temevano la morte, al contrario, la desideravano per poter essere con Cristo: "Desidero morire, scriveva S. Paolo, per essere con Cristo" (Fil 1,23). Ricordiamoci però che la nostra fede non è un assurdo; cerchiamo quindi di porre alcuni fondamenti razionali: è giusto che io creda. E' proprio vero che nessuno non è mai venuto dall'altro mondo? E' venuto Gesù Cristo, il quale ha affermato alla vigilia della sua morte: "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo, adesso lascio il mondo e torno al Padre" (Gv 16,28). E' su Gesù Cristo e sul suo Vangelo che dobbiamo fondare la nostra fede nell'altra vita. E Maria SS., nelle sue apparizioni, da dove è venuta? I miracoli che si compiono continuamente ai suoi santuari non sono forse la migliore testimonianza che Maria SS. è veramente apparsa in quel luogo? I miracoli, infatti, sono il miglior sigillo dell'intervento di Dio a riprova della verità delle apparizioni. Lo stesso Gesù non solo ha affermato di essere venuto dal Padre e di tornare al Padre, ma nel Vangelo ha parlato continuamente della vita eterna. Citerò solo alcuni passi. "Non accomulate per voi tesori sulla terra... accomulate invece per voi tesori per il cielo" (Mt 6,19). Al termine della parabola sulla zizzania conclude, alludendo alla fine del mondo: "Manderà il Figlio dell'uomo i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e quelli che hanno fatto l'iniquità, e li getteranno nella fornace del fuoco; lì sarà pianto e stridore dei denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro" (Mt 13,41-43). Al ritorno dei discepoli, dopo la predicazione, Gesù li ammonisce: "Non rallegratevi perché i demoni si sottomettono a voi, rallegratevi invece perché i vostri nomi sono scritti nei cieli" (Lc 10,20). Ai suoi apostoli raccomanda: "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli dove i ladri non arrivano, nè il tarlo distrugge" (Lc 12,33). Ai Sadducei, che negavano la risurrezione dei morti, risponde: "I figli di questo mondo prendono moglie e marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie nè marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio" (Lc 20,34-36). Nella preghiera sacerdotale, alludendo ai suoi apostoli, Gesù afferma: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato" (Gv 17,24). A conclusione della descrizione del giudizio universale, Gesù dichiara: "E se ne andranno costoro (i cattivi) al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna" (Mt 25,46). Quale fede prestare a queste affermazioni? Gesù, per dimostrare che egli era l'inviato di Dio e che le sue affermazioni sono attendibili, ha compiuti innumerevoli miracoli. Ha dato la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti; ha guarito paralitici e lebbrosi; ha sedato le tempeste, ha moltiplicato i pani; ha scacciato i demoni, risuscitato i morti. Egli stesso è risorto dai morti dopo tre giorni ed è salito al cielo. Certamente i suoi apostoli così timorosi, se non l'avessero visto risorto, non si sarebbero esposti a tanti pericoli, fino a dare la vita per Lui. I primi tre evangelisti hanno scritto il Vangelo pochi anni dopo la morte di Gesù; se avessero scritto il falso i lettori avrebbero potuto contestare. La nostra fede nell'aldilà poggia, quindi, su solidi fondamenti. Se dopo tutto quanto abbiamo detto non dovessimo ancora credere all'aldilà meriteremmo l'accorato rimprovero dell'evangelista S. Giovanni rivolto ai giudei: "Benché Gesù avesse fatto tanti miracoli in loro presenza non credettero in Lui" (Gv 12,37). Gesù allora gridò a gran voce: "... Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre" (Gv 12,46).

                                                                                                              P. Francesco Bersini