Associazione Medjugorje Torino

VERSO IL PARADISO...

Il Cielo. Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo e sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono "così come Egli è" (1 Gv 3,2), faccia a faccia, senza mediazione di alcuna creatura. Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati, è chiamata "il Cielo". Il Cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

La Sacra Scrittura ci parla del Cielo. La Rivelazione ci permette di non dubitare dell'esistenza del Cielo. Nell'Antico Testamento si trova una rivelazione progressiva sulla ricompensa dei giusti dopo la morte. Isaia dice: "I cieli e la terra saranno rinnovati e la gioia degli eletti sarà eterna". E Daniele: "I santi dell'Altissimo riceveranno il Regno, lo possederanno per sempre". Nel Libro della Sapienza leggiamo: "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio... che li ha trovati degni di sé...". Il Nuovo Testamento ci fa capire che l'unico giusto è Gesù ed è attraverso di Lui che veniamo introdotti nel Cielo, perché ci fa Santi come Lui è Santo. Tutto il Nuovo Testamento è l'annuncio prossimo del Regno dei cieli. San Paolo (1 Cor 13) dice: "La carità non avrà mai fine... Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia...". Dalla Genesi all'Apocalisse si vede la continuità di questa rivelazione. Il senso pieno di queste parole divine si manifesta sempre di più alla contemplazione delle anime di vita interiore e apparirà completamente solo al momento dell'entrata in Cielo. La Scrittura ci parla del Cielo con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, Paradiso. "Quelle cose che occhio non vide, nè orecchio udì, nè mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano" (1 Cor 2,9). Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per caratterizzare la beatitudine alla quale Dio chiama l'uomo: l'avvento del Regno di Dio, la visione di Dio (Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio, Mt 5,8); l'entrata nella gioia del Signore; l'entrata nel "Riposo di Dio".

I frutti della Redenzione. Gesù Cristo con la sua Morte e Risurrezione, ci ha "aperto" il Cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in Lui e hanno risposto positivamente alla sua offerta di salvezza. Nessuno di noi "si salva": siamo tutti dei "salvati" se, annullato il nostro egoismo, ci abbandoniamo al disegno di Dio e lasciandoci avvolgere dallo Spirito Santo Amore, in Paradiso saremo portati da Gesù Cristo Redentore, dove saremo accolti dal Padre Creatore Misericordioso che ci donerà il premio eterno della Salvezza. 

Dio mette in noi il desiderio di sè. C'è in noi un desiderio naturale di vedere Dio, che procede dalla grazia, dalla speranza e dalla carità. Gesù dice nel Vangelo di Giovanni: "Colui che crede in me ha la vita eterna". Sì, abbiamo già la vita eterna incominciata, poiché, malgrado le nostre fragilità e cadute, la vita di grazia quaggiù è la stessa della vita del Cielo. Diceva S. Agostino: "Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te". Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, amarlo, servirlo e goderlo per sempre in Paradiso. L'uomo non può trovare la vera felicità, che naturalmente desidera, in nessun bene limitato, perché l'intelligenza, constatando il limite dei beni terreni, ricerca un bene superiore e lo desidera.

Come vivono i beati. I beati in Cielo vedono chiaramente Dio quale Egli è, la sua essenza, i suoi attributi e le tre Persone divine. Vedono la perfezione divina e vedono pure come la Misericordia più tenera e la Giustizia più inflessibile procedono da un solo e uguale Amore infinitamente generoso e Santo. In Cielo tutto si chiarirà; noi vedremo anche tutto il valore delle prove subite. Noi siamo quaggiù come un uomo che conosce i sette dolori di cui è composta la luce bianca, senza aver mai visto questa luce bianca. I beati vedono anche "in Dio": la santa Umanità che il Figlio ha assunto e conserverà per sempre per la nostra salvezza; lo smisurato valore del mistero della Redenzione; il valore infinito di ogni Santa Messa; la vitalità soprannaturale di tutto il Corpo Mistico della Chiesa celeste e terrestre. Così, per la medesima visione beatifica, i santi contemplano in Dio l'eminente dignità della Madre di Dio, la sua pienezza di grazia, le sue virtù, i suoi doni, la sua universale mediazione di grazie. A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è, se non quando Egli stesso apre il suo Mistero alla contemplazione immediata dell'uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa la "visione beatifica". I beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio e regnano con Cristo in eterno.

I beati ci amano. Ogni santo vede in Dio coloro che sono ancora sulla terra o al Purgatorio ed hanno con lui uno speciale rapporto: un padre ed una madre di famiglia conoscono i bisogni spirituali dei loro figli che sono ancora quaggiù. Dice S. Cipriano nel 'De immortalitate': "Nella patria beata tutti quelli dei nostri che vi sono arrivati, ci attendono, desiderano vivamente che noi partecipiamo alla stessa beatitudine e sono pieni di sollecitudine a nostro riguardo". Tutti i santi del Cielo ci amano, anche quelli che non abbiamo conosciuto, perché tutti noi siamo membra del medesimo Corpo Mistico di cui Cristo è il Capo. 

Vedere "dall'Alto". Nella visione beatifica, le cose corporali non si vedono che "dall'alto", in rapporto alle cose spirituali. Si vedono le cose del tempo solo in rapporto alla pienezza di vita dell'eternità. Si vedono i mezzi in rapporto al fine ultimo, a Dio, principio e fine di tutto. Non è più la vista orizzontale che considera tutto sulla linea del tempo fra il passato e il futuro, ma è la "vista verticale" che giudica tutto dall'alto, nella Verità suprema. Ciò porta i santi ad amare Dio al di sopra di tutto con un amore immutabile e ad amare le sue creature in Lui, nella misura in cui accolgono e manifestano la sua infinita Bontà.

Venite, benedetti! "La carità non avrà mai fine" (1 Cor 13,8). Sarà l'estasi ininterrotta dell'amore. Sarà un amore fatto di ammirazione, di riconoscenza, di amicizia, amore con tutta la sua tenerezza e la sua forza; l'amore del fanciullo che s'immerge nello sguardo amante e nella tenerezza del Padre che lo fa partecipe della propria beatitudine. Dio ci dirà: "Entra nella mia beatitudine infinita". "Venite, benedetti del Padre mio" (Mt 25,34). Noi non ameremo mai Dio tanto quanto Egli ci ama, ma lo Spirito Santo ci ispirerà un amore degno di Lui. Per questo amore noi gioiremo soprattutto che Dio sia Dio, infinitamente Santo, Giusto, Misericordioso. Ci sottometteremo pienamente a Lui, dicendogli: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo Nome dà gloria!" (Sal 113). Il capitolo 21 dell'Apocalisse ci apre orizzonti sconfinati di consolazione: "Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più nè la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perché le cose di prima sono passate". E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose".

Amen, Alleluia! Sant'Agostino ha scritto: "Tutta la nostra azione sarà un Amen, un Alleluia". Amen vuol dire: questo è vero; Alleluia vuol dire: Lodate Dio. Diremo Amen, Alleluia col sentimento dell'anima incendiata d'amore, poiché questo Bene produrrà una gioia sempre nuova. Sarà un "eterno riposo" in una "azione sovrana". Sarà una festa continua. Il primo istante della visione beatifica dura per sempre: come un eterno mattino, un'eterna primavera, un'eterna giovinezza. Mentre ci si stanca dei beni sensibili, i beni spirituali producono in noi una gioia sempre nuova: è ciò che si sperimenta talvolta nell'orazione.

Prepariamoci. Noi non pensiamo abbastanza al momento dell'entrata in Cielo, quando noi riceveremo il "lume di gloria" e vedremo Dio per sempre. E' necessario che questo istante sia preparato. Non possiamo farci un'idea della grandezza dell'Amore beatifico. Pertanto non sarà in Cielo che noi impareremo ad amare Dio: è qui sulla terra che dobbiamo imparare ad amarlo. Giunti in Paradiso avremo un solo rammarico: di non aver utilizzato il tempo della vita terrena per amare Dio e i fratelli. Questo amore è il principio della comunione che vivremo eternamente. La beatitudine promessa ci pone di fronte alle scelte morali decisive. Essa ci invita a purificare il nostro cuore dai suoi istinti cattivi e a cercare l'Amore di Dio al di sopra di tutto. Ci insegna che la vera felicità non si trova nè nella ricchezza o nel benessere, nè nella gloria o nel potere, nè in alcuna attività umana, per quanto utile possa essere. Gesù ci dice: "Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli" (Lc 12,37). Come giungere dunque in Paradiso? Gesù ci ha detto che Lui solo è la "Via" che conduce al Regno, dove il Padre ci chiederà: "Avete fatto crescere l'Amore in voi e fra gli altri?". Nel Vangelo di Matteo, Gesù ci dice: "Ho avuto fame... ho avuto sete... ero forestiero... nudo... malato... carcerato..." (Mt 25, 34-40). San Giovanni della Croce dice: "Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore".

                                                                                                                                        L.S.