LA QUARESIMA

La Quaresima è un tempo dell'anno liturgico che precede il mistero della Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Anche la nostra risurrezione spirituale, la Pasqua del nostro spirito, deve essere preceduta dalla morte ai beni del mondo. Morte che non è certo priva di una "passione" generata dal nostro naturale attaccamento a tutto ciò che costituisce questi "beni": i nostri desideri, le nostre tendenze, il nostro egoismo, oltre ai beni materiali, agli affetti che portiamo alle persone, ecc... Accettare questa passione e questa morte non è facile, occorre preparazione, tempo, costanza, per riprendere quotidianamente tale cammino. E' una esperienza che dura quanto la nostra vita, con alterne vicende, con momenti di trionfo e momenti di sconfitta. Tutta la nostra vita diventa perciò una ricorrente quaresima, non chiusa in un tempo a sè stante, nè di uniforme intensità, ma variante e frammista ai momenti di passione, di resurrezione, di pace. Riteniamo perciò che i materni messaggi della Beata Vergine Maria, dati a Medjugorje per guidare, attraverso i veggenti, la crescita spirituale di quella parrocchia, ma destinati a tutti coloro che desiderano seguirli in questo cammino, ci possano essere di aiuto per tutta la nostra vita, nel nostro terreno pellegrinaggio. Ciò che importa è accogliere nei nostri cuori le parole della Vergine perché ci aiutino nel non facile compito di seguire suo Figlio Gesù, in questa vita simile ad una lunga quaresima, sino alla Pasqua Celeste. Maria nei suoi messaggi ci esorta ad "offrire a Dio i nostri sacrifici". Dobbiamo meditare queste parole per poterne comprendere alcuni significati. Una prima considerazione è semplice: la Madonna ci è madre spiritualmente e, come ogni madre che ama i suoi figli, ci spinge a compiere quelle azioni dalle quali certamente possiamo trarre del bene. L'immediata conclusione che ne deriva è che i nostri sacrifici, offerti a Dio, diventano per noi fonte di bene; possono essere trasformati in bene da male che essi sono. Non possiamo dire infatti che per la natura umana non sia sostanzialmente un male qualsiasi forma di sacrificio non cercato volontariamente come penitenza, sia essa sofferenza, o anche solo limitazione del proprio essere o della propria volontà. Sacrificio, nella nostra usuale valutazione, è sempre privazione; menomazione o, per lo meno, situazione scomoda e indesiderabile. Il concetto religioso porta però in sè anche l'idea dell'offerta propiziatrice, di un rito al di sopra del quale emerge il primato dello spirito. Gesù che si offre in sacrificio rappresenta in una forma unica e perfetta, la trasformazione del male in un bene di efficacia universale. Sacrificio religioso di ciascuno di noi diventa quindi ogni male che ci colpisce e che noi non subiamo passivamente e fatalisticamente, ma che accettiamo per mantenere la materia sottomessa ai superiori valori dello spirito. Il male, la sofferenza fisica o morale che sia, dobbiamo cercare di allontanarli dai nostri fratelli e da noi stessi, ma se vi sono, quando vi sono, dobbiamo trasformarli ed aiutare a trasformarli in fonte di bene spirituale. Quando il sacrificio è volontario esso diviene penitenza purificatrice, espressione dell'intima conversione del cuore ed è già perciò offerta a Dio dalla stessa intenzione che l'ha provocato. Offrirlo insieme a Maria vuol dire allora renderlo più accetto a Dio, per la mediazione della sua figlia prediletta.

                                                                                                                    Uberto Mori