LA FORZA DELLA PREGHIERA

Qual è la forza più grande dell'universo? E' quella immensa dell'uragano o del tornado, quella delle maree o del terremoto, o forse quella di un vulcano in eruzione? Sono tutte manifestazioni formidabili della forza della natura: ma non è tra queste la massima potenza esistente. Forse si tratta dell'immensa energia scoperta dall'uomo nel cuore dell'atomo?

Cosa grandiosa, certo: ma quando si considera che il nostro pianeta è solo un granello di polvere nell'immensità dello spazio, le conquiste realizzate dall'uomo con l'energia atomica si riducono a uno sbuffo di fumo nella vastità del cosmo. Qual è allora la forza più potente dell'universo? A mio avviso, è il meccanismo per mezzo del quale l'uomo sulla terra stabilisce un contatto che attiva il flusso di energia tra il potente Creatore e lui stesso; tra il grande Dio che ha sparso le stelle nell'infinito cielo notturno e la creatura fatta a sua immagine: l'uomo. E' dunque il flusso di energia tra il Creatore e l'uomo la massima forza esistente al mondo. Questa forza viene attivata e trasmessa per mezzo di un meccanismo noto come preghiera. Queste mie affermazioni potrenno, sul momento, deludervi, perché per voi magari la preghiera non è altro che una serie di pie parole. Preghiera per voi, forse, significa solo un paragrafo in linguaggio altisonante scritto in un libro, una sequenza di espressioni che sanno di vuoto, pronunciate da un uomo di chiesa, ecc. Ma queste non sono altro che forme superficiali di quella comunicazione che è la preghiera. Nel Vangelo secondo Matteo leggiamo: "Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt 21,22). La parola chiave, la parola che implica lotta e conquista, è fede. Credere è difficile, dubitare è facile. Tutti sono capaci di dubitare. Per dubitare non ci vuol molto cervello, nè grande abilità. Ma mettere da parte i dubbi e credere, questo si che richiede forza d'animo e risolutezza. E quando si crede, e si crede davvero, non esistono più cose impossibili. La ragione per cui credo nell'efficacia della preghiera è che più e più volte ho visto cosa può fare per gli uomini. So cos'ha fatto per me. Cambiare un essere umano è la più ardua impresa immaginabile, perché l'entità più complessa del mondo è proprio l'uomo. L'uomo è intriso di contraddizioni, schiavo di schemi abitudinari, pregiudizi, resistenze, complicazioni. Assomma in sè le innumerevoli influenze che agiscono su di lui sin dall'infanzia. Perciò quando si parla di qualcosa in grado di cambiarlo si parla di un potere enorme. Ma la preghiera ha questo potere. Una sera dovevo tenere una conferenza in un grande teatro del Southwest. Arrivai appena in tempo per l'incontro e mi diressi verso l'ingresso riservato, salendo su un ampio palcoscenico. C'erano alcuni macchinisti, un elettricista e diverse altre persone. Notai un uomo in particolare. Attrasse subito la mia attenzione perché era l'immagine della tristezza, dello sconforto, della desolazione. Destò in me una compassione istintiva. Andai a parlargli. Mi disse: "Dottor Peale, sono venuto qui stasera perché ho letto alcuni suoi libri. Ho un disperato bisogno d'aiuto. Sono talmente confuso, combattuto e smarrito che non so che fare di me e dei miei problemi. Sarebbe possibile parlarle ora?". "Amico mio", risposi, "tra un paio di minuti è il mio turno. Ma se aspetta che finisca la conferenza, le prometto che troverò il tempo di parlare con lei dei suoi problemi". Mi presentai alla ribalta e cominciai a parlare; vedevo l'uomo dietro le quinte. Poi m'immersi nel discorso e dimenticai me stesso e tutto il resto, tranne le persone che avevo di fronte. Quand'ebbi finito, mi ricordai dall'uomo. Tornai dietro le quinte, ma non c'era. Chiesi all'elettricista: "Dov'è andato quel signore?". Rispose: "Andava a casa, mi ha detto, a dare il cambio alla baby-sitter". "Chi è? Non ho pensato di chiedergli il nome". L'elettricista lo sapeva: "E' un avvocato piuttosto in vista qui in città". Tornai in albergo. Il numero era nell'elenco: telefonai. "Grazie per aver chiamato", disse. E io: "E' tardi, lo so, ma potremmo fare una chiacchierata al telefono". Nei quindici o venti minuti che seguirono, venne alla luce un tale cumulo di frustrazioni, disfatte e conflitti che avrebbe intenerito un cuore di pietra. Si capiva che era una persona intelligente e colta dal modo di esprimersi e dalla correttezza dei ragionamenti. Alla fine disse: "Il problema, mi vergogno ad ammetterlo, è che non riesco a mettere ordine in tutti questi problemi. Peggio ancora, non riesco a mettere ordine in me stesso. Non ne posso più. Non so proprio che fare". Gli chiesi: "Prega?". "Si," rispose "prego sempre. Chiedo continuamente a Dio di aiutarmi. Lo imploro!". Ma il modo stesso in cui lo diceva mi rivelava che era pieno di paura e di tensione, e che la sua era la supplica affannosa di chi vuol istericamente qualcosa da Dio. Osservai: "Bè, se non le dispiace, le dirò che, secondo me, il suo modo di pregare è sbagliato. Quando prega facendosi prendere dal panico in quel modo, chiude l'interrelazione tra lei e Dio. La sua preghiera è troppo tesa. Ciò che Dio vuole è uno spirito umile e contrito. Preghiamo adesso", proposi. "Dica al Signore che non riesce a venire a capo di quel problema e perciò lo affida a Lui". "Detesto essere così", disse "senza spina dorsale". Risposi: "Sia umile. Dica semplicemente a Dio che non riesce a mettere ordine in se stesso. Infine metta i problemi e se stesso nelle mani di Dio". E lui disse. "Signore, non riesco a raccapezzarmi in questi problemi. Li affido a te. Non riesco a venire a capo di me stesso. Mi affido a te. Grazie infinite. Amen". Non l'ho più visto da quel giorno, ma lo sento di tanto in tanto. In quel momento trovò sollievo e pace. Non trovò una risposta completa a tutti i suoi problemi, ma nei giorni seguenti la sua personalità divisa riacquistò integrità. Divenne padrone di se stesso e di conseguenza padrone anche dei suoi problemi. Oggi detiene una posizione di responsabilità, esercitanto la funzione di giudice, e mi racconta che quando gli si presenta qualcuno che sembra aver bisogno della stessa sua cura, lui gliela consiglia. "Confido loro - dice - il più grande segreto del mondo. C'è davvero un potere in grado di guarirli e ricomporli: 'Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete' (Mt 21,22)". 

Che cosa si deve fare per fruire di questo potere? Prima di tutto, farsi umili e lasciare che il problema passi nelle mani di Dio. "Farsi piccoli", ecco come viene chiamato a volte questo genere di preghiera, che sblocca i canali attraverso cui la potenza divina raggiunge l'individuo. Finché non vi fate umili e non affidate voi stessi e i vostri problemi al Signore non troverete mai la risposta che cercate. Ricordate dunque, solamente quando vi farete piccoli, la troverete. Secondo punto importante: rendersi conto che la preghiera non è solo un bell'esercizio di parole. Dev'essere qualcosa di più profondo. Molti non pregano in profondità: per questo non succede niente. Non ho alcun dubbio al riguardo: più profonda è la preghiera, più notevoli sono i risultati. Un amico mi ha raccontato la storia di una giovane madre americana che si trovò sola con il suo bambino in una cittadina industriale della Francia dove era appena arrivata per raggiungere il marito, rappresentante di un'azienda statunitense. La donna non parlava francese e non conosceva assolutamente nessuno. Subito dopo il suo arrivo, il marito fu richiamato negli Usa per un importante convegno, che comportava un'assenza di diversi giorni. Poco dopo la partenza dell'uomo, il bambino si ammalò di un'infezione acuta alle vie respiratorie. La febbre del piccolo aumentava rapidamente. Al calar della sera, il suo respiro divenne sempre più affannoso. Nessuno dei rimedi tentati dalla madre aveva effetto. Il suo terrore aumentava di ora in ora. La casa era piuttosto isolata. La donna non sapeva usare il telefono; anche se avesse saputo il nome di qualche medico non sarebbe stata in grado di farsi capire. Mentre le ore passavano, andava su e giù per la stanza, con il bambino in braccio, il volto rigato di lacrime per l'intimo tormento. Verso mezzanotte la febbre salì tanto che al bimbo vennero le convulsioni, manifestazione spaventosa, come sa chiunque vi abbia assistito. Il suo respiro era diventato un debole rantolo. La madre convinta che il piccolo stesse morendo, cadde in ginocchio vicino al letto e chiuse gli occhi e pianse: "Dio, Dio, il mio bambino sta morendo. Ti prego, ti prego, ascoltami. Ho bisogno del tuo aiuto. Ne ho bisogno subito. Salva il mio bambino, Signore; so che puoi farlo. Credo che tu possa farlo. Ti prego di farlo. Subito. In questo momento. In questo istante. Ti prego, Signore, in nome di Gesù. Subito, Signore. Subito!". Si sentiva come se la preghiera le fosse stata strappata dal profondo dell'anima. La stanza sembrò colmarsi di un silenzio sonoro. E nel silenzio lei sentì un rumore tenue, come di sospiro. Era il suo bambino: respirava normalmente. La madre aprì gli occhi e guardò il piccolo viso. Il rossore della febbre era scomparso; restava appena un filo di sudore. Il bambino dormiva pacificamente come se nulla fosse successo. Ma qualcosa era successo. L'intesità della preghiera, spazzando via tutte le barriere, aveva toccato il grande cuore compassionevole dell'Infinito. Aveva aperto il passaggio a una forza illimitata che, facendosi strada in quel canale, aveva vinto la malattia che teneva il piccolo nella sua morsa. "Credo che tu possa farlo", aveva detto la madre. Credo. Ecco l'elemento decisivo, la parola operativa che aveva reso possibile lo straordinario evento. Una madre che lotta per la vita del suo bambino, che prega per lui: chi potrebbe "scavare" a profondità maggiore? Benissimo, potreste obiettare, anche altri sono stati gravemente malati, anche altri hanno pregato con profonda sincerità e con non minore urgenza, eppure non sono stati ripagati della stessa guarigione istantanea. Questo come lo spiega? Non lo spiego. Dico soltanto che alcune preghiere risultano più efficaci di altre, e a quanto pare l'intensità, o profondità, si associa spesso ai miracolosi eventi. Imparate a pregare in profondità, "scavando", con tutta la potenza della fede. Poi preparatevi a grandi cose. Perché i miracoli succedono

                                                              Norman Vincent Peale da: "Come acquistare una marcia in più".