Associazione Medjugorje Torino

LA TERAPIA DELL'ABBANDONO

A mio parere esiste un talismano prodigioso per estirpare la sofferenza, qualsiasi tipo di sofferenza e si chiama abbandono. Ritengo però doveroso premettere che questo metodo è valido e liberatorio per coloro che vivono decisamente in un contesto di fede. Ora traccerò qui un breve schema di quello che, secondo me, è la via della liberazione e della pace: il cammino dell'abbandono.

Abbandono è un termine ambiguo che si presta a equivoci. A prima vista sembra indicare passività, rassegnazione. In realtà è il contrario: l'abbandono, correttamente vissuto, colloca la persona al suo massimo livello di efficacia e produttività. In ogni atto di abbandono esiste un no e un si. No a ciò che volevo o avrei voluto io. Cosa avrei voluto? Vendetta contro coloro che mi hanno fatto del male. No a tale vendetta. Tristezza perché la gioventù se ne è andata. No a tale tristezza. Risentimento perché tutto mi riesce male nella vita. No a tale risentimento. Invece, si a ciò che Tu mio Dio hai voluto, hai permesso, hai disposto. Si, Padre, nelle tue mani affido la mia vita come un assegno in bianco. Sia fatta la tua volontà! Teniamo presente che tutto ciò a cui opponiamo una resistenza mentale si trasforma in nemico. Alle cose o persone che gli provocano disgusto l'uomo si oppone mentalmente, le rifiuta trasformandole così automaticamente in nemiche; siano essi i rumori della strada, il clima, il vicino rumoroso, il capufficio antipatico, i bambini che disturbano, gli avvenimenti, ecc... La saggezza consiste nel porsi una domanda: a ciò che mi dà fastidio posso porre rimedio? Se vi è qualche possibilità di soluzione, non è il caso di abbandonarsi, ma di utilizzare tutte le energie per ottenerla. Ma se non vi è nulla da fare, perché le cose sono di per se stesse insolubili, o la soluzione non dipende da noi, allora è giunta l'ora di abbandonarsi. E' arrivata l'ora di far tacere la mente, chinare il capo, affidare le cose impossibili alle mani di Dio Padre, e donarsi. Ogni atto di abbandono presuppone però una grandissima, immensa fede. Per Gesù nel Getsemani, era dolorosamente evidente che la tragedia che si avvicinava era un miserabile complotto, concepito ed organizzato dagli interessi personali, dall'utile politico, dai nazionalismi. Gesù però chiuse gli occhi di fronte a quelle chiare realtà, le trascese tutte. Per lui, in quel momento, non vi era altro che "la tua volontà" (Mt 26,42), cioè la volontà del Padre nelle cui mani, dopo aver opposto una forte resistenza, si abbandonò (Mc 14,36); e salvò se stesso dal tedio, dall'angoscia e tutti noi. A partire da questo momento contempliamo Gesù avanzare per l'itinerario della passione, immerso in una pace inspiegabile, in un modo tale che sarà difficile trovare negli annali della storia del mondo uno spettacolo umano di siffatta bellezza e serenità. Abbandonarsi consiste quindi nello staccarsi da se stessi per affidarsi interamente nelle mani di Colui che ci ama: Dio. Questa terapia è pienamente applicabile a tutte le forme di sofferenza: non esiste strada più rapida e sicura di liberazione della "terapia dell'abbandono". Liberarsi significa mettere nelle Sue mani l'impotenza e la limitatezza, la legge della precarietà, la legge della transitorietà, la legge della futilità umana, la legge dell'insuccesso, la legge della malattia, la legge della vecchiaia, la legge della solitudine, la legge della morte. Consiste in sostanza, nell'accettare il mistero universale della vita. E la nostra dimora si chiamerà PACE.

 

Sentite questo bel racconto allegorico: "Scendeva la notte. Il sentiero si addentrava nel bosco, più scuro della notte. Ero solo, disarmato. Avevo paura di andare avanti, paura di tornare indietro, paura del rumore dei miei passi, paura di addormentarmi. Paura, solo paura. Udii un fruscio nel bosco, ed ebbi paura. Vidi brillare tra i tronchi degli occhi di animali ed ebbi paura. Dopo, non vidi nulla ed ebbi paura, più paura che mai. Infine uscì dalle tenebre un'ombra che mi tagliò il passo. 'Presto! la borsa o la vita'! Mi sentii quasi consolato da quella voce umana, perché in un primo momento avevo creduto di trovarmi di fronte a un fantasma o a un demonio. Mi disse: 'Se ti difendi per salvare la vita, prima ti toglierò la vita e poi la borsa. Se mi dai la borsa, solo per salvare la vita, prima ti toglierò la borsa e poi la vita. Il mio cuore impazzì, il mio spirito si ribellò. Non capivo più nulla. Allora il mio cuore si donò. Caddi in ginocchio ed esclamai: 'Signore Dio, prendi tu tutto ciò che ho e tutto ciò che sono'. Mi abbandonai a Lui. Improvvisamente la paura svanì e alzai gli occhi: davanti a me tutto era luce, una grande luce. In essa il bosco rinverdiva".

                                                                                                           Ignacio Larranaga