Associazione Medjugorje Torino

UNA SFIDA ALLE LANCETTE DELL'OROLOGIO

Una delle lezioni fondamentali nella mia vita l'ho ricevuta dal Cardinal Lercaro, molti anni fa. Parlava ai preti della mia diocesi sulla necessità della meditazione come antidoto all'attivismo, alla dispersione dei nostri giorni. Al termine, si è alzato un pretino giovane: "Tutte belle cose in teoria, Eminenza. Ma in pratica, lei ha torto marcio. Le sottopongo il mio caso. Mi alzo tutte le mattine alle sei e mezzo. Alle sette sono in chiesa per la Messa e le confessioni. Poi la scuola. Subito dopo pranzo, i ragazzini dell'oratorio.

Quindi la visita ai malati, le pratiche dell'archivio parrocchiale, le persone da ascoltare. Alla sera sto coi giovani fino oltre la mezzanotte. Di grazia se ci sta dentro il breviario. Non so proprio come metterci anche la mezz'ora di meditazione che lei sostiene con tanto calore". "Hai ragione figliolo. Hai perfettamente ragione. Con tanti impegni che ti strangolano, non puoi assolutamente fare mezz'ora di meditazione. Te lo garantisco io. Nel tuo caso non puoi fare mezz'ora, ne occorre almeno un'ora e mezzo...". Poteva sembrare una battuta di spirito. In realtà quella risposta esprime il paradosso fondamentale della preghiera e della meditazione in rapporto all'attività. Aumentano gli impegni, le responsabilità? Cresce il lavoro? Il ritmo della mia vita diventa estenuante? Tante persone che pestano i piedi chiedendomi il possibile e l'impossibile? Allora - ed è la soluzione del buonsenso e del realismo - "taglio" sulla preghiera. E invece no. Ad un aumento di lavoro deve corrispondere un supplemento spirituale. Un'attività che si estende esige una quota maggiore di preghiera. Un ritmo di vita sempre più vertiginoso va sostenuto da soste prolungate di riflessione. Diversamente mi ritroverò, a breve scadenza, stanco, vuoto, spento, con il motore grippato a causa dello spropositato numero di giri. Ma la marcia non è stata innestata... E non ho fatto una spanna di cammino, nonostante la fretta, ed ora sto lì a contemplare un po' di fumo, esalazione delle mie - rumorose - velleità bruciate. La logica della preghiera e della contemplazione è sempre una smentita della logica umana, un superamento delle lancette dell'orologio nella loro incalzante inesorabilità, una sfida all'agenda fitta di impegni. Sono troppo occupato. PER QUESTO DEVO OCCUPARMI DI DIO. Non ho tempo. PER QUESTO DEVO PREGARE DI PIU'. Non ce la faccio ad arrivare a tutto. PER QUESTO DEVO SAPERMI FERMARE. La preghiera non può mai essere confinata nei ritagli delle occupazioni quotidiane. Dev'essere, al contrario, la struttura portante della mia giornata. E più aumenta il peso delle occupazioni, più deve aumentare il peso della preghiera. Se accumulo spaventosamente le masserizie, senza preoccuparmi di consolidare le fondamenta, il crollo sarà inevitabile. Quindi è urgente che preghino molto soprattutto coloro che non hanno tempo, che hanno molto da fare, che sono troppo occupati. T sembra pazza questa affermazione? Prova. Ti accorgerai con sorpresa, che il tempo lo si ritrova "perdendolo" con Dio.

                                                   Da Alessandro Pronzato: "Ho voglia di pregare" - Gribaudi