PERCHE' LA SOFFERENZA?

LA SOFFERENZA E' SCUOLA D'AMORE DA PARTE DI DIO. E' UNA MATURAZIONE PER L'UOMO. Sovente mi son chiesto, turbato come tutti i  miei fratelli, il perché del dolore, se non sarebbe stato meglio avere un mondo senza dolore, senza azzoppature, senza lacrime, senza handicappati, senza sangue, senza carrozzelle. La risposta diventa sempre più chiara, col passare degli anni. No! Senza dolore, senza lacrime, senza morte, il mondo certamente sarebbe più brutto. Soprattutto l'uomo, sarebbe più cattivo, direi diabolico. Se è già così cattivo sotto la mano pesante di chi l'azzoppa, senza azzoppature, sarebbe insopportabile.

Dio aveva infiniti modi di fare un mondo diverso. Poteva fare un mondo senza sofferenze, poteva fare un mondo non assoggettato al dolore. Gli ha regalato albe stupende, ma le ha mescolate a notti di tragedia. Gli ha dato salute e forza e gli ha lasciato dei buchi nei polmoni o delle cellule impazzite fatte apposta per soffocarlo nel momento in cui non se l'attende. E' inutile trovare la scusa che non è Dio che vuole il male, che il dolore è colpa dell'uomo e dell'ecologia distrutta. No, no! Io so che Dio può tutto e, se volesse, potrebbe bloccarmi il cancro che ho addosso e mi distrugge. Non lo fa. Discutete pure all'infinito sul perché del dolore e del perché Dio lasci il dolore su questa terra. Io preferisco dire: "E' Lui. E' Lui che mi ha distrutto i campi. E' Lui che ha permesso che i nemici uccidessero i miei figli. Non ci sono due potenze. Ce n'è una sola: Dio! Lui può. Però non interviene e lascia che io soffra, permette che la guerra venga dichiarata, non dice nulla quando quattro boss della mafia avvelenano una provincia, ecc. Qui sta una parte del mistero del dolore: Dio permette, Dio mi ferisce, Dio mi distrugge i raccolti, Dio imperversa nella tempesta, Dio mi conduce alla morte. Ma è proprio nel ferirmi che tira fuori il meglio di me. Se non fossi ferito, sarei insopportabile nelle mie diaboliche sicurezze. Ferito rimango calmo e imparo a piangere, piangendo imparo a capire gli altri, mi ridimensiono. E' così: se l'uomo non avesse il dolore, se non passasse nel limite della sofferenza, difficilmente infilerebbe la strada della salvezza. Se in Egitto il popolo avesse avuto la libertà, Mosè non avrebbe potuto convincerlo a tentare l'avventura della liberazione. Se nel deserto avesse trovato al posto dei serpenti, della fame e della sete, oasi incantate, non sarebbe mai giunto alla terra promessa. Non esiste stimolo più efficace che la nostra sofferenza.

Ero in treno e stavo pregando con la Bibbia. Davanti a me c'era una donna con lo scialle nero delle contadine del Sud. Era interessata a me, lo si vedeva. Fissava la Bibbia che avevo tra le mani con evidente curiosità. Visto che ci teneva a parlare, ruppi io il silenzio e la trovai subito in sintonia con me, poiché aveva capito che io stavo pregando. Certamente anche lei era abituata a pregare. Mi raccontò la sua storia. "Sono calabrese, con la famiglia vivevo in un paese povero, povero. Ero povera, povera anch'io. Un giorno mio figlio mi disse: 'Mamma, io vado a Milano a lavorare'. 'Vai', gli risposi e lui partì. Trovò facilmente lavoro e si stabilì come potè a Milano. Dopo un po' di tempo scrisse a suo padre, mio marito: 'Papà vieni anche tu. Tu sei muratore, troverai anche tu lavoro'. E anche mio marito partì. Meno di un anno dopo scrisse alle mie figlie dicendo loro: 'Perché non venite anche voi? Faccio famiglia qui'. Che faccio io sola in paese? Vengo anch'io con voi. Vi farò da mangiare e vi terrò in ordine la casa. E così fu. Partii anch'io e diventammo tutti milanesi. Ora...". A questo punto la donna scoppio a piangere... Asciugandosi le lacrime tra i singhiozzi che continuavano a venire mi disse: "Ora siamo tanto tristi! Mai avevo visto tanti soldi in casa mia, quattro stipendi! Siamo tanti tristi. Siamo diventati ricchi e ci siamo distrutti. Mio marito non lo conosco più. Le mie figlie... guai ad azzardarsi a dire loro qualcosa, anche se tornano alle tre di notte. Mio figlio?... Mi fa paura. Ha trovato delle compagnie che lo fanno diventare strano, cattivo. Sì, siamo tanto tristi. Non ci vogliamo più bene. Siamo sempre arrabbiati, inquieti. Non sappiamo più cantare! Quando eravamo in paese eravano poveri, ma felici e contenti. Quando c'erano le feste sapevamo divertirci. Ora è sempre festa, ma non riusciamo più ad essere contenti. I soldi ci hanno fatto del male. Maledetti soldi! Com'era meglio prima!".

Questa testimonianza è di una donna che vede giusto. Abbiamo paura di essere poveri, ma abbiamo bisogno di essere poveri. Abbiamo paura di soffrire, ma nella sofferenza troviamo la nostra maturazione e il nostro equilibrio, il correttivo della nostra sensualità e al lasciarsi andare. Il soffrire però resta incomprensibile all'uomo. I più prendono il soffrire come se fosse una punizione per i peccati. E siccome di peccati tutti ne fanno in abbondanza, nella nostra immaturità diciamo: "Dio mi ha punito". E così passiamo da una punizione ad un'altra, da un soffrire ad un altro soffrire. Ma le cose non stanno così. Dio non punisce nessuno e adesso che Lo conosco un tantino mi vergogno del tempo in cui, immaturo, pensavo al dolore come punizione di Dio. Egli ci lascia soffrire, ma la sofferenza che ci offre, e ce la offre con estrema abbondanza, non è punizione. E' SCUOLA, E' SCUOLA D'AMORE. QUESTO E' DIFFICILE DA ACCETTARE perché non c'è limite alla nostra superficialità e al nostro egoismo. DIO AMORE NON PUO' DARE CHE AMORE E LA SOFFERENZA CI AIUTA AD ENTRARE NELL'AMORE. Qui Dio ha dimostrato di avere fantasia e ha saputo trasformare anche questa brutta realtà che noi chiamiamo punizione, in una reale maturazione dell'uomo all'amore. Se non ci facesse soffrire passeremmo davanti alla vita senza capire nulla. Come capiremmo il riposo senza la stanchezza, la gioia senza il pianto, la luce senza le tenebre, il perdono senza l'odio, la verità senza l'errore? Dio ci tocca nella carne per farci sentire i bisogni del mondo. La tua carne diventa per Dio il libro del suo parlare, l'alfabeto del suo modo di esprimersi. Ti toglie la salute per farti piccolo e umile, ti dà le tenebre per farti invocare la luce, ti lascia solo perché tu lo cerchi. E non ha paura di vederti piangere perché Lui sa il valore delle lacrime anche se tu hai l'impressione che sia il caso a farti soffrire e non il suo amore. Lui ti lascia piangere e tace. Pensi che è per sbaglio che tu ti sei ammalato e che è per la mancanza di luce che quella sera tu sei cascato dalle scale. Eppure non è così. Se Dio è Dio non una goccia di sangue è senza significato, non una cellula è fuori posto e non esce lacrima senza pulire l'occhio.

                                                        Carlo Carretto: "Perchè Signore?" - Morcelliana - EDB