OTTIMISMO E GIOIA

Ci sono certamente tanti motivi per essere pessimisti: governi che vivono alla giornata, bilanci dello Stato e degli enti locali in deficit per milioni e milioni di euro, aumento galoppante del costo della vita, instabilità sociale, atmosfera di sfiducia, malessere nella scuola, minaccia di scioperi, impotenza della giustizia, crisi della stessa Chiesa, ecc. A tutto questo vanno aggiunti i dolori personali: sofferenze fisiche di ogni genere, lutti, sconfitte nell'azione, incomprensione, mancanza di affetti familiari, povertà materiale, ecc. La tribolazione, insomma, sembra investirci come un uragano e non è difficile cadere nel pessimismo più acuto e roditore. Nonostante e a dispetto di tutto questo, però, dobbiamo ingranare la marcia dell'ottimismo. La nostra felicità, questa nostra vitale incombenza che dobbiamo coltivare ogni giorno come faremmo con il nostro giardino, deriva, in gran parte, dall'essere ottimisti.

Qui non si tratta, evidentemente, di quell'ottimismo facilone e salottiero, tutto giocondità e superficialità, per cui tutto va sempre bene anche quando va male, ma piuttosto di quella "sapienza selettiva", che sa scoprire e gustare i valori, nascosti nelle varie situazioni, nelle persone, nella storia. Vi è differenza fra il pessimista e l'ottimista. Racconta la favoletta: una volta due gattini si trovarono dinanzi a una mezza bottiglia di latte; disse il gattino pessimista: "Oh, che peccato: è mezza vuota!". Ribattè l'ottimista: "Oh, che cuccagna: è mezza piena!". Il pessimista vede nel pianoforte solo i tasti neri, l'ottimista anche quelli bianchi per riuscire a produrre musica e armonie. Il pessimista si lamenta perché il giorno è compreso fra due notti, mentre l'ottimista gode di due giornate, tra le quali vi è una notte sola. Due persone guardano fuori attraverso le sbarre di un cancello: una vede solo il fango della strada, l'altra gode del cielo ritornato a risplendere. Il pessimista è colui che passa tutta la sua vita in una camera oscura a sviluppare negativi; l'ottimista, pur dovendo fare anche questo, gode soprattutto dei volti e del sorriso delle persone che si vedranno in fotografia. Il cristiano è rivestito di gioia, perché ha questa "igiene mentale", per cui a contatto con le cose e gli avvenimenti sempre diversi, sa scorgervi, costantemente, un valore. Il vero seguace di Cristo non è mai pessimista, giacché possiede l'arte che lo rende capace di far sbocciare il bene da ogni situazione, anche dal male. L'ottimista, insomma, guarda la vita attraverso la luce e la potenza vittoriosa di Dio. Il nostro programma di ottimismo viene indubbiamente messo a dura prova con l'impatto inevistabile con il nostro prossimo. Vorremmo però confidare ai lettori che NESSUN UOMO E' COMPLETAMENTE CATTIVO, MA HA SEMPRE QUALCHE LATO POSITIVO. Anche le pecore nere possono avere buona lana, anche gli orologi fermi segnano, due volte al giorno, l'ora esatta. Chi vuole vivere nella gioia deve rendersi abile nell'individuare a far fruttificare ciò che di valido e virtuoso è seminato in ogni cuore umano. Che cos'è mai l'ottimismo? E' la capacità nativa, o acquisita di mettersi in onda con i pensieri più belli dei nostri fratelli, per renderceli amici, più buoni e per farli gioire con noi, quali creature di Dio. Se poniamo il problema dell'ottimismo nel campo sociale ci accorgiamo che esso brilla, egualmente, di consolanti speranze. Non vogliamo, negare la presenza nell'uomo di tanti disordini morali, ma rimaniamo convinti che spesso siamo tanto cattivi anche perché non siamo stati mai abbastanza amati. E' l'emarginazione sociale o psicologica che ci rende, talora, intrattabili, reazionari. Da non dimenticare, inoltre, che alcuni individui ci possono essere ostili, perché non siamo stati capaci di prenderli per il loro verso, così come un transistor non emette musica, sufficientemente chiara, finché non è orientato bene. E' PERTANTO NECESSARIO SAPER COMUNICARE CON IL BENE CHE C'E' O CHE POTREBBE ESSERE SUSCITATO IN OGNI PERSONA. Se Dio ha creato l'uomo, ci saranno, senza dubbio, dei motivi che giustificano questo atto di amore creativo. Starà a noi saper apprezzare quanto c'è di positivo in ogni creatura. Talora i pregi e le virtù di coloro che ci stanno vicini non affiorano, ma ci sono. L'uomo, è stato detto, è come un iceberg, di cui si scopre solamente la punta. L'uomo è come la castagna, che punge all'esterno, ma dentro è turgida di saporoso alimento. Inoltre IL BENE SEMBRA MINORE DEL MALE, PERCHE' QUESTO A DIFFERENZA DI QUELLO, FA RUMORE. Se due o tre teppisti scassinano una banca, tutti i giornali ne parlano, ma non dicono nulla del lavoro coscienzioso, fatto da dieci, cento persone addette alla stessa banca. Il protestante Albert Schweitzer, teologo e musicista, medico e missionario nell'Africa equatoriale, scrisse: "L'umanità non è così materialista come la si descrive di continuo. Sono convinto che negli uomini vi sia molto più bene di quello che non appaia, come le acque visibili sono ben poca cosa rispetto a quelle che scorrono sottoterra". Ma IL METODO PER REALIZZARE QUESTE PROSPETTIVE DI BENE E' SEMPRE L'OTTIMISMO. L'ottimismo, infatti, oltre che speranza, è attenzione di menti, polarizzazione di cuori, è forza di azione, costanza di energia, è potenza esplosiva di amore. Di fronte alle delusioni e contrarietà della vita, il pessimista si isola, impaurito, mette da parte le sue forti energie e minaccia di sprofondare nella disperazione. L'ottimista, al contrario, con un sussulto di avventura, si impegna, generosamente, per cambiare la sconfitta in vittoria, il malessere in benessere, almeno morale. Il mondo ha bisogno proprio di questi ottimisti intrepidi, coraggiosi, pieni di fiducia. La storia appartiene ad essi, gli ottimisti: i pessimisti stanno, tutt'al più, solo a guardare.

                                                                    Da Valentino Del Mazza: "L'autostrada della felicità".