Il brano del Vangelo di oggi ci propone Gesù, che pur conoscendo i pericoli che lo circondano, non si lascia intimidire.
Gesù non è un uomo che agisce a caso, ma tutto in Lui è guidato dalla volontà del Padre, come Egli stesso afferma: “Non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero” (v. 28).
Dal Vangelo secondo Giovanni 7,1-2.10.25-30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

La riflessione sul Vangelo di oggi
In questo passo del Vangelo di Giovanni (7,1-30), vediamo come Gesù non tema per la propria incolumità ma prosegua, guidato dal Padre, nella sua missione salendo a Gerusalemme per la festa delle Capanne. Lo fa in modo discreto, mostrando il suo profondo discernimento e la consapevolezza del momento che sta vivendo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che Gesù, pur essendo vero Dio e vero uomo, vive sempre in totale obbedienza al Padre, e la sua missione è compiuta secondo un piano divino ben preciso. La sua obbedienza è quella di “un servo che ascolta la voce del suo Signore” (cfr. CCC 606). La sua parola e la sua vita non sono frutto di una sua iniziativa personale, ma di una missione ricevuta da Dio Padre.
La confusione tra la gente di Gerusalemme e la loro incomprensione riguardo alla provenienza di Gesù sottolinea il mistero della sua persona. Sebbene Gesù fosse conosciuto, molti non riconoscevano in Lui il Messia promesso. Gesù stesso, parlando nel Tempio, rivela il motivo di questa incomprensione: “Voi non lo conoscete” (v. 28), perché non lo si può conoscere se non si è disposti ad aprirsi alla rivelazione del Padre. Il Catechismo (444) ci ricorda che “Gesù è la Parola di Dio incarnata” e solo chi ha cuore puro può riconoscere la sua divinità.
Nonostante i tentativi di arrestarlo, nessuno riesce a fermarlo, perché la sua ora non era ancora giunta. Questo ci fa riflettere sul fatto che la missione di Cristo si svolge in un tempo e in un modo che solo il Padre conosce. La sua passione e morte non sono il frutto di un destino imprevisto, ma parte di un piano di salvezza che si compie nel momento stabilito da Dio.
Questo passo ci invita a riflettere sul mistero di Cristo: Egli è il Figlio di Dio, venuto per compiere la volontà del Padre e non quella degli uomini. In Lui troviamo la vera vita, che non dipende dalle circostanze, ma dalla fedeltà a Dio.