Il Vangelo di oggi 22 Marzo: "É il giudizio che ci allontana"
Il Vangelo di oggi ci richiama all’importanza della conversione, della misericordia e dell’accoglienza fraterna.
Dio fa festa ogni volta che chiediamo perdono e ritorniamo a Lui. Lui non si stanca mai di donarci il suo Amore siamo noi che troppo spesso ci stanchiamo di pentirci e tornare al Padre. Ma nel brano c’è anche un altro aspetto che ci riguarda ed è l’atteggiamento del fratello maggiore che va in crisi difronte alla Misericordia del Padre cadendo nel tranello del giudizio.
In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Questa Parola, nota come la parabola del “Figliol Prodigo”, esprime in modo profondo la misericordia e l’amore di Dio verso l’uomo, soprattutto nei momenti di debolezza e peccato. Il padre, simbolo di Dio, accoglie il figlio che si è allontanato, lo perdona e lo restituisce alla sua dignità, nonostante il suo comportamento sconsiderato. Il ritorno del figlio, che riconosce il suo errore e si umilia, è un segno di speranza: Dio è sempre pronto a perdonare chi si pente sinceramente. La festa che il padre organizza rappresenta la gioia di Dio per ogni peccatore che si converte.
La reazione del figlio maggiore, che non comprende il perdono accordato al fratello, ci invita a riflettere sulla nostra visione della giustizia e della misericordia. Spesso, come il figlio maggiore, siamo portati a giudicare ed a sentire che la grazia verso chi ha sbagliato non è “giusta”. Ma il padre ricorda che, al di là dei meriti, la vera gioia è nel ritorno di chi si è perduto. Così Dio non misura l’amore, ma lo dona abbondantemente a chiunque si rivolga a Lui con cuore sincero. Un insegnamento fondamentale per vivere al meglio questo tempo di Quaresima.