L’attuale conflitto tra Israele e Hamas ha sollevato interrogativi profondi sulla giustizia e sulla pace nella regione.
Mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, ha partecipato a una manifestazione per la pace a Bari, criticando la situazione in Gaza. Ha denunciato l’operato di Israele e il silenzio europeo, affrontando il tema dell’antisemitismo e delle censure.
Le sue parole, che riecheggiano il pensiero di Papa Francesco, hanno dato vita a un dibattito acceso. Mons. Moscone ha descritto la Striscia di Gaza come un “campo di concentramento a cielo aperto”, un’affermazione che colpisce profondamente e richiama alla memoria il dramma dell’Olocausto.
La situazione a Gaza
Dal 7 ottobre 2023, la situazione nella Striscia di Gaza è peggiorata drasticamente, trasformando l’area in un “campo di sterminio” nel silenzio assordante della comunità internazionale. Questa denuncia non è solo una questione geopolitica, ma un richiamo alla coscienza di tutti noi, cristiani e non. Mons. Moscone ha espresso il suo disappunto per il fatto che, dopo l’ultimo atto del Parlamento Europeo, si senta “vergognoso di essere europeo”, evidenziando l’inefficienza e l’indifferenza delle istituzioni di fronte a tali atrocità.
La libertà di espressione sotto attacco
Tuttavia, la libertà di espressione è sempre più sotto attacco. Ogni discorso che si discosta dalla narrazione prevalente rischia di essere etichettato come “hate speech”, rendendo difficile la discussione su temi tanto complessi. L’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman, ha risposto alle parole di Mons. Moscone accusandolo di sminuire l’Olocausto e di fomentare l’antisemitismo. Queste affermazioni rivelano una dinamica preoccupante: la critica a Israele è spesso soffocata da accuse pesanti, che impediscono un dialogo aperto e onesto.
La necessità di un dialogo aperto
In questo contesto, è essenziale riconoscere che ogni critica legittima deve poter essere espressa senza timore di ritorsioni. La questione israeliana-palestinese è intrinsecamente complessa e non può essere ridotta a facili semplificazioni. La Chiesa e i suoi rappresentanti devono poter esprimere le proprie opinioni senza timore di essere etichettati o silenziati, affinché la verità e la giustizia prevalgano.
La comunità cristiana è chiamata a essere voce di pace e di speranza, riflettendo i principi del catechismo, che ci esorta a cercare il bene comune e a proteggere i diritti di tutti, specialmente dei più vulnerabili. La lotta per la pace deve essere un impegno collettivo, che trascende le divisioni e promuove una comprensione reciproca e profonda, affinché si possa finalmente arrivare a una soluzione giusta e duratura per tutti i popoli coinvolti.